Muoviti fermo

Non sono gli interni, non è la strumentazione del cruscotto, non sono i colori. La prima cosa che Ruggero guarda –  direttamente, senza scorciatoie, non appena apre lo sportello – quando entra in una macchina su cui non  è mai salito è decisamente la radio. Sapere la qualità, il volume e il genere di musica che ascolterà è molto più importante delle qualità alla guida della persona che lo sta accompagnando. Il come in questo caso viene nettamente prima del cosa. Stare nel sedile del passeggero diventa un po’ scomodo non appena prendi la patente, più che altro per il cambio di prospettive; ma è molto più importante lo stato d’animo con cui si affronta il tragitto, qualunque tragitto, e per quello la strada conta poco.

A Ruggero piace molto farsi portare da chi ha i suoi stessi gusti, o da chi comunque ascolta la musica al suo stesso modo e, in ultima ipotesi, da chi ha un buon impianto stereo. In tutti gli altri casi, tranne contingenze esterne e inevitabili, preferisce guidare lui.

La guida è una bella esperienza. Le mani sullo sterzo, i piedi sui pedali, la strada che scorre davanti ai tuoi occhi e i pensieri che scorrono fluidi, liberi, come in nessun altro momento della giornata. Se poi si ricorda di portare un lettore, ogni percorso è un viaggio che supera il concetto dei chilometri e si snoda in anni, giorni, istanti di ricordi, esperienze e vari trip mentali. Prima ancora di accendere il motore, i fari, mettere la cintura e inserire la marcia, Ruggero accende la radio, e mette il random. Evita qualsiasi tentativo di influenzare il suo umore- cosa che accadrebbe se mettesse un cd, che bene o male mantiene lo stesso mood per tutta la sua durata -e lascia che sia il caso a scegliere dove portarlo mentre lui va da qualche parte fisicamente.

Quando è da solo non si fa problemi di volume, anche se l’impianto non regge: la maggior parte delle canzoni le sa a memoria fino agli strumenti di sottofondo, il volume alto serve per lo più come vibrazione. Se il caso mette una canzone che gli piace, alza un po’ il volume; poco prima che una canzone esploda, lo abbassa, per poi alzare di botto nel pieno della deflagrazione sonora. Spesso il volume diventa davvero alto, Ruggero il motore lo sente solo sotto i piedi e tra le mani sottoforma di vibrazione, dedica poi la vista alla strada, e tutto il resto della sua attenzione sensoriale alla musica che ascolta. E canta, a squarciagola, senza paura di stonare o di inventare parole, che tanto a stento si sente e comunque la canzone è lì, perfetta, nella sua testa. È una cosa molto intima, quasi tra sé e l’autoradio;  e come quelle persone che cantano sotto la doccia ma fuori non canterebbero mai, Ruggero sa molto bene che i passeggeri con cui canterà in questo modo alla fine dei suoi giorni si conteranno sulle dita di una sola mano.

Sono in tanti che tardano a scendere qualche secondo dalla macchina per far finire una canzone, lui invece si è trovato più volte a girare nei dintorni casa per far finire la canzone al volume che diceva lui, solo che poi ne partiva un’altra, e un’altra e un’altra ancora, con grande gioia dei benzinai. È in giro da quattro o cinque canzoni e quasi non vorrebbe più rientrare, vorrebbe percorrere tutta la notte le vie delle note che conosce a memoria, viaggiare attraverso le cose che si attaccano alle canzoni senza che noi lo vogliamo o riusciamo a impedirlo. E probabilmente un giorno lo farà.

Ruggero sostiene che la radio spesso indirizzi i suoi ragionamenti scegliendo, quasi ci fosse un disegno o un suggeritore, le musiche. Ma è quando ha il lettore con la riproduzione casuale, quando finisce di cantare una canzone e comincia a pensarne un’altra, sperando di essere accontentato dal random; è esattamente quando parte la canzone che voleva, scelta a caso tra le centinaia presenti in memoria, che Ruggero arriva a capire,  in modo netto e quasi solido, che cosa è la felicità. E lui, che ha smesso di pensare che le canzoni siano come le persone perché si è fermamente convinto del contrario, quel guizzo istantaneo e passeggero che è l’essere felice, lo spiegherebbe così.

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Una risposta a Muoviti fermo

  1. Ilenia ha detto:

    …..mi sa che ieri sera Ruggero c’è rimasto male!:D

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