La linea d’ombra, ancora lei

Se penso a tutte le pagine iniziate nella mia testa e lì rimaste, a tutto questo tempo senza prendere in mano una penna (che non sia quella della ordinazioni) o tra le dita un foglio di word, mi sembra di aver vissuto come a occhi chiusi, in uno stato di semicecità che io, ma soprattutto i miei colleghi del locale che mi hanno visto lavorare senza occhiali negli ultimi due giorni, conosco molto bene. Senza aver davvero guardato le cose, spingendo i giorni avanti fino alla sera (che spesso diventa notte) e iniziando con un certo senso di perplessità ogni singola mattina. Fino a che quel mio strano amico, che ancora non ho capito se esiste davvero o lo abbiamo inventato noi imbrigliandolo in unità di misura-oreminutisecondi, se la pensa e fa sì che mi accorga che sono passati quasi due mesi dalla mia ultima tappa su queste righe. O più di due mesi dal conseguimento del pezzo di carta in Economia. E lo fa in un modo bastardo: attraverso il sorriso caldissimo e tutto interiore che mi è venuto in questi giorni nel vedere più di un amico affrontare passi importanti.

Eppure tutto sembra uguale, quasi come se un intero periodo potesse venire cancellato in allegria, senza colpo ferire, perchè in una prima analisi sembra ininfluente. Ci accorgiamo di quanto è cambiata la nostra vita solo guardando molto indietro, oppure mentre avvengono grossi cambiamenti improvvisi che – nel bene o nel male – la stravolgono. E ce ne rendiamo conto solo pensandoci un pò su, perchè a volte sembra di vivere in una bolla, o in una specie di loop.

Però non è così. Molti cambiamenti sono nell’aria e quando si verificano è sbagliato considerarli improvvisi. Alcuni sono frutto di un lavoro costante e silenzioso, altri germogliano fino a che non puoi non vederli. L’importante è non restare fermi, credo. Andare avanti sempre e comunque e guardare più a fondo nei momenti di stanca per trovare un movimento, un impercettibile smottamento, che ti faccia capire che non ti sei ancora bloccato.

C’è chi ha paura; e in questa situazione stantìa cerca di restarci in modo più o meno consapevole. C’è chi non prende la direzione per la sua meta per il semplice fatto che non ha idea di che cosa può succedere durante la strada.

Io però, oggi che apro gli occhi su questo periodo apparentemente inutile e immobile, vedo questa oscurità in un modo tutt’altro che negativo… Sono anni che parlo di una linea d’ombra, di vederla all’orizzonte: ora ci sono dentro. Tutto qui. Per questo si vede poco e male. Sono più vicino di quanto si creda e anche se non vedo cosa c’è dopo, anche se non so nemmeno cosa aspettarmi, non ho paura perchè in questo esatto secondo penso che le esperienze, prima dei successi e degli insuccessi, formino. E questo mi basta.

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