ciao, amore mio

In quelli che si configurano sempre di più come i miei ultimi giorni a Catania, sto notando che ho un modo diverso di guardarmi intorno. Accade soprattutto quando vado a mare o quando sono in giro (che non è molto spesso, considerando che dieci ore al giorno e sei giorni su sette sono a lavoro) e più che con le persone è qualcosa che accade con i luoghi. È da un po’ di tempo che provo ad accarezzare quello che vedo, di ingozzarmi di colori e particolari, mentre cerco in un punto imprecisato dietro agli occhi un improbabile tasto REC, che mi consenta di portare tutte queste immagini con me. In realtà non è un fenomeno nuovo. È un atteggiamento – una sorta di predisposizione a perdermi nel tentativo di trattenere quello che guardo – che ho tenuto in tutti i viaggi che ho fatto. Mi spiazza un pò il fatto che tutto questo stia accadendo adesso. So bene che fare delle foto non sarebbe lo stesso e so altrettanto bene che tutto ciò che mi è consentito sarà di riconoscere quei luoghi quando vi farò ritorno.

Credo che a tutti sia capitato di frequentare una persona bellissima, da togliere il fiato, però stupida. Non in termini di Q.I. e di intelligenza in senso stretto… una di quelle persone che per carattere, comportamenti e maturità vale due quando potrebbe valere cento. Scommetto che qualcuno ci è stato anche fidanzato/a e qualcun’altro ci ha lasciato mesi se non anni. Perchè magari quando alcune di queste persone tengono la bocca chiusa ci può incantare nel guardarle e nel contemplare la loro grazia e l’eleganza dei movimenti. E tu ancora più stupidamente ti accolli di perdere tanto tempo dietro a queste persone, con la ragione che sbatte la testa invano contro il muro di un’attrazione fortissima, che ti spinge a sopportare vagonate di minchiate solo per avere tra le mani un pò di Bellezza.

Per me in questo momento Catania è così. É una terra piena di contraddizioni, di controsensi, una terra in cui potremmo essere tutti felici ma in cui non facciamo altro che lamentarci; una terra piena di problemi che restano esattamente dove sono per un indicibile pigrizia che fa dispetto al fuoco vulcanico che tutti (chi più chi meno) abbiamo dentro. Ma è bella, bellissima, viva e piena di fascino, te ne puoi innamorare perdutamente senza vergogna nè dignità. Chi viene qui se ne accorge subito, chi ci vive, invece, ci fa caso solo ogni tanto. C’è qualcosa nel rosso vivo e magmatico che accende di questi tempi il nero della notte, e qualcos’altro nei luoghi in cui ho vissuto, che cerca di trattenermi qui. Come uno sguardo poggiato sulle labbra (il miglior invito esistente per un bacio), come una mano sulla spalla che hai appena voltato, un secondo prima che i tuoi passi ti portino via. È un richiamo affettuoso, non privo di malizia, una voce che mi dice che forse, anche se non ci credo, delle radici le ho anche io.

Penso da una vita a quanto sarà bello partire, e ora che tutto è così vicino sto apprendendo che sarà bello anche tornare.

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