i primi pavesini

Dopo una settimana piena passata in terra lumbàrd è il caso di fare la prima infornata di Pavesini e tracciare una prima linea. Anche se ancora sono in modalità – vacanza considerato il poco tempo passato dalla partenza.

Cominciamo dall’aeroporto con le differenze nord-sud. C’è un video molto simpatico sulle abitudini degli italiani che sottolinea che noi non siamo in grado di fare le file(). Ebbene, questo discorso non si può applicare a Milano. Appena uscito dalla stazione di Linate, con in mano il biglietto del pullman che mi avrebbe poi portato a Pavia, trovo una lunghissima fila di persone, apparentemente dietro a nessun ingresso o fermata. La fila, signori e signori, era per prendere il taxi(!). Sgomento per gli apici di civiltà raggiunti da questi popoli nordici (per me era già fantascientifico che gli inglesi nei film facessero la fila per salire in autobus) mi trovo costretto a fare tappa alla stazione dei treni di Milano centrale, mia vecchia amica e (attualmente) l’unico parte del capoluogo meneghino da me visitato. Giusto in tempo per fare amicizia con questa mania per le file; perché mi ci vogliono dieci minuti buoni passati accanto alla cassa, mentre le persone che arrivano dopo di me vengono puntualmente servite, per capire che per avere il mio cappuccino devo incolonnarmi. Un passo più a sinistra.  Anche se all’inizio siamo due e tutti i clienti dal terzo in poi sono arrivati dopo di me.

Però, forse per non farmi sentire troppo a disagio e in imbarazzo nel mio primo giorno in Polentonia, bisogna dire che appena finita la colazione ho il piacere di assistere a una scazzottata da far west, con tanto di  capannello formato dai passeggeri non intenzionati a perdersi lo spettacolo, tra quattro…donne!!!

Detto questo, sorvoliamo rapidamente sui venti minuti di treno che separano Milano da Pavia, e spendiamo una parolina gentile per google maps per avermi permesso di arrivare dalla stazione all’albergo.

La parolina gentile è: VAFFANCULO. Infatti, grazie al precisissimo percorso realizzato dall’efficiente servizio del più potente motore di ricerca del mondo, mi è stato concesso di scarrozzarmi una valigia stracarica, uno zaino da campeggio(stracarico anche lui, ma che ve lo dico a fare) e uno zaino col pc per tipo mezz’ora. Per poi accorgermi (dopo aver posato le valigie ed essere stato resuscitato da una luuunga doccia) che se solo fossi uscito dall’altra parte del sottopassaggio della stazione avrei evitato un simpaticissimo e funambolico giro dell’isolato di circa un kilometro suggeritomi dall’amico google.

Ma pazienza, è l’inizio di una nuova e lunga avventura, ho energie ed entusiasmo da vendere e posso sorvolare sugli errori di un motore di ricerca (e sull’incompetenza di  Alitalia che ha provato a farmi pagare quasi 100 euro per un bagaglio in più) e passare a Pavia. Sono stati tre giorni intensi, uno dei quali con l’aiuto preziosissimo di una manager (anche se per me era una segretaria, ma lei si sente più figa così quindi ok) in grado di sopperire alla mancanza di rete nella mia stanza di albergo e alla mia esperienza di fuori-sede pari a zero. Grazie a lei e a due ragazzi conosciuti alle bacheche, in cerca di casa come me ma soprattutto futuri coinquilini, sabato mattina vediamo la casa che in serata, dopo lunghi ed estenuanti giri e telefonate su  telefonate, è diventata la nostra dimora a Pavia.

Non mi dilungherò molto sulla città e sui pavesi visto che avrò tempo e modo per farlo prossimamente e quindi accennerò solo alla prima cosa che mi ha colpito di questa piccola e ridente cittadina lungo il Ticino.

A Pavia, per risparmiare spazio in carreggiata, le strisce blu sono direttamente sui marciapiedi. Sono più che sicuro che tantissimi catanesi si troverebbero a loro agio con il comune che li invita a questo genere di parcheggi.

Chiudiamo con il clima, fin’ora tutt’altro che ostile e tutt’altro che più freddo (o meno caldo) di quello nostro. Qui c’è stato( e c’è tutt’ora) un solleone che mi ha permesso di girare alla ricerca di una casa senza improvvise corse verso un riparo. Il tempo è stato particolarmente clemente e ha deciso di piovere la sera di quando abbiamo firmato il contratto (quando già ero sotto le coperte del letto della mia stanza d’albergo fighissima) e poco dopo il mio trasferimento a casa nuova. Quasi avesse voluto darmi il tempo di trovare un posto…

 

22/09/2011

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