Io non voglio morire

L’intento di parecchie forme d’espressione è fermare.
Viviamo immersi in un fluido dalle infinite densità, sfumature e riflessi; ma ci accorgiamo solo di una piccola parte di ciò che ci passa attraverso. La piena consapevolezza è certamente impossibile, ma ciò non ci trattiene dallo sforzo. Nel tentativo di far passare l’infinito dal finito che siamo noi, sviluppiamo numerose tipologie di palliativi, cercando di misurare cose come il tempo e di mettere numeri e quantificazioni nei campi più impensabili. È un tentativo futile ma non incoerente: del resto anche l’equilibrio delle forme più elementari della materia si basa sul vuoto e sul nulla.

Alcune persone non se ne accorgono. Altre invece lo sanno fin troppo bene e viaggiano tra queste correnti (con o senza criterio, con o senza una meta: pellegrini o vagabondi). Ma le mie preferite sono quelle che cercano di fermare: fermare un secondo, fermare un colore, fermare una luce piuttosto che un ombra, fermare un concetto, la lezione che ti da una delle batoste della vita. Non importa se appartenga alla realtà condivisa o a quella tutta personale di questi eroi, anche una visione è realtà nella testa di chi la produce. Queste persone hanno tanti mezzi a disposizione, condensano una storia in una foto, un amore in una canzone o diluiscono un insegnamento in un racconto. L’intento non è solo quello di ricordare ma un tentativo di condivisione. Ecco l’essenza dell’espressione. Bisognerebbe sempre tenere a mente che ciò che diciamo, usando le parole o altro, è solo una piccola parte di ciò che vogliamo dire. Mi piace pensare che anche i miei eroi sappiano che non potrò vedere o sentire l’attimo esatto che hanno fermato loro, e mi piace pensare che ci provino comunque, con diverse gradazioni di questa consapevolezza.

Questo genere di istantanee che si fanno alla propria vita o alla propria fantasia (o a tutte e due insieme) è ciò per cui siamo qui. È  l’unico modo possibile per restare, anche quando non ci saremo più. Anche perchè ciò che riesci a fermare è il modo migliore per avvicinarsi al movimento. Perchè in questo caos senza un senso vero e condivisibile, qualsiasi cosa in grado di dirti “aspetta..guarda lì…ascolta e fermati un secondo” cambia per sempre il tuo modo di muoverti.

Parliamoci chiaro: io non voglio morire. Ogni tanto riesco a sentire le lancette andare all’indietro, che mi ricordano che il tempo a disposizione per lasciar qualcosa che mi sopravviva è un po’ meno rispetto all’ultima volta.
Io non voglio morire. E c’è un solo modo per non farlo.

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