Nadia e i Radiohead

Come ho già detto nel primo dei miei post qui, questo è il mio terzo blog. Sebbene riciclare i post non sia il massimo – perchè, come per le battute riciclate, da l’idea di qualcuno che le idee le ha finite – va anche detto che tutti i post del  mio vecchio blog sono stati generosamente cancellati da messenger, che millantava un trasloco di tutti i miei vecchi interventi su questo blog. Trasloco che non è mai avvenuto. Quindi oggi ripesco dal mio hard disk questa storia, che ho scritto più di tre anni fa (8 marzo 2009), in omaggio a una persona che non ho ancora incontrato.

NADIA E I RADIOHEAD

I preliminari sono per me un termine estremamente generico. Nel mio personalissimo vocabolario la voce è descritta con poche semplici parole: “tutto ciò che precede l’atto sessuale”. Tutto vale, anche se poi dipende dalla coppia in questione. Ci sono gli schietti, che si guardano negli occhi e dicono: scopiamo? Gli artistici per i quali il “prima” è da riempire di trovate più o meno complicate lasciate come omaggio d’addio dal sangue che prima irrorava i neuroni e che presto scenderà dove serve. I romantici, che si scaldano con gesti e parole nobili prima di dar voce alla loro parte animale.. gli incolpevoli, che scivolano in effusioni sempre più spinte e senza accorgersene finiscono sotto le lenzuola. E infine i ritardatari, ovvero coloro che comprendono solo quando sono nudi e sudati che la cena al ristorante figo, la messa in piega, il vestito carino e il trucco da una parte, la barba appena fatta e le galanterie dall’altra, erano finalizzate fin dall’inizio all’atto che sono sul punto di compiere.
Nadia e io ci piacevamo perché amavamo essere liberi dagli schemi e odiavamo le abitudini. Il fatto che gli squilibri di ognuno unendosi formassero equilibri sempre nuovi rendeva la nostra relazione una sfida continua della quale era impossibile stancarsi. Per questo motivo non mi dilungherò sul come fossimo arrivati a iniziare a spogliarci, perché potrebbe essere uno qualsiasi di quelli che ho descritto sopra. Vi racconterò invece come proseguirono i preliminari di quella volta ancor più indimenticabile della Prima.
Quando non c’è più dubbio sul dove arriveranno due amanti, il cervello umano attiva una particolare area in cui neuroni altamente specializzati pianificano in brevissimo tempo come far sparire in un frangente ancor più breve tutti i vestiti del /della partner. E non ditemi che non è così perché capita anche di spogliarci lentamente, perché in quei casi stiamo parlando di occasioni studiate o premeditate, o di eccezioni. Io parlo invece di istinto. E il caso volle attivare, invece di quell’area strategica, un’altra area differente così che arrivarono altre istruzioni. Presi le mani di Nadia, che con inaspettata coordinazione stavano già slacciando la cintura e sbottonando con solerzia i bottoni della camicia, tra le mie e le dissi: aspetta…
Per ottenere a casa lo sguardo che mi rivolse in quel momento prendete due occhi carichi di desiderio e date una spruzzata di esitazione più due gocce di sospetto. Poiché si trattava di un’ idea  e non di una brusca frenata, bastò il mio sorriso per annullare l’effetto degli ultimi due ingredienti. “ho avuto un’idea…”
Mi avvicinai con lei al mobile vicino allo stereo, dove tenevo i cd: “scegline uno -dissi sicuro- così quando lo ascolterai da sola penserai a noi e ricorderemo questa volta, sarà come essere insieme. Se ci pensi bene la maggior parte delle canzoni che leghiamo ai ricordi non le scegliamo, capitano. Invece questa volta puoi decidere la colonna sonora di un ricordo…”
Prendete un’atmosfera calda, smettete di mescolare, aggiungete un’idea: otterrete lo sguardo un po’ perplesso con quel retrogusto di desiderio che lei aveva mentre mi diceva quasi con aria di sfida: “tu non mi puoi dimenticare comunque…”
Mi stava solo chiedendo di rilanciare, e io non mi feci attendere ”poi alziamo il volume, non voglio ricordare nessun suono all’infuori del cd che scegli. Di te voglio ricordare solo i tuoi movimenti, il tuo sapore, il tuo odore e i nostri pesi messi insieme”
Aggiungete un cucchiaino di densa curiosità per vedere come mi stava guardando e capirete che l’avevo convinta.
“Posso scegliere tra tutti questi?” chiese con un tono che non afferrai subito.
“Tra tutti quelli che ho, certo”
“Ok.” Nadia mi piaceva perché a differenza mia, nonostante la stessa mole di pensieri sparsi, riusciva ad essere di poche parole. Lasciò la mia mano e cominciò a fare scorrere il dito sui cd. Stava rilanciando lei stavolta. Rallentò proprio mentre scorreva sui dischi dei Radiohead, fermandosi un secondo, senza dire niente, su ok computer. Nel medesimo istante, una gocciolina piccola, e freddissima, di sudore si formò sulla nuca, esitò lentamente sul collo e scese crudele lungo tutta la spina dorsale lasciandomi un brivido che tentai di celare assieme alla mia istantanea esitazione.
Per tradurre a chiunque all’infuori di noi due il peso di quel momento posso dirvi cosa vidi in quel lunghissimo secondo, sperando che mi crediate quando vi dico che non mi drogavo all’epoca e non ho iniziato ora che scrivo. All’improvviso mi trovai in un ampio atrio con le pareti bianche, di fronte a me un tizio vestito da prete. Dietro, un altare e una vetrata colorata fugavano i dubbi sulla natura del luogo, mentre il tizio fugava ogni dubbio sulla sua identità dicendo solennemente: vuoi tu prendere la qui presente Nadia nella buona e nella cattiva sorte,  nella salute e nella malattia, nella ricchezza e nella povertà, per amarla e rispettarla finchè morte non vi separi?
Abbassai lo sguardo e mi vidi in giacca e cravatta (io con la cravatta!), con la sua mano nella mia sinistra e una fede nuziale nella mia destra. In un altro secondo distorto, una divagazione dentro quella che già per sé era un’astrazione dal contesto degna del miglior Homer Simpson, pensai: “se lego le due sole cose che mi fanno vibrare, Nadia e i Radiohead, devo essere sicuro che tutto questo non finirà così come questo disco continuerebbe a piacermi anche se dovessi diventare sordo.” Guardai alla mia destra il testimone e Thom Yorke strizzò dei due l’occhio più chiuso. Mi girai sorridente e dissi “sì, lo voglio.
Lo voglio…
voglio…”
Questa frase echeggiò però solo nella mia testa, ero di nuovo in camera mia e mentre vivevo il mio trip Nadia aveva preso la mia mano nella sua e nell’altra stringeva una custodia. Deglutii. Ma lei, che mi aveva squadrato con la coda dell’occhio durante l’incedere delle sue dita sui cd (e della mia gocciolina di sudore lungo la schiena), stringeva in mano un disco dei Marlene Kuntz. Quanto tempo avevo indugiato? Ero sicuro che la mia allucinazione fosse durata non più di qualche secondo e prima che potessi dirle che poteva prenderli tutti, davvero, lei mi anticipò: “sono sicura di essere l’equivalente in amore di ok computer, lo so perché tu lo sei per me. Ma non voglio rischiare di privarti di quelle note oggi. Stiamo assieme da un po’ e so che non sarà mai da tanto, un giorno smetteremo di sperare quando diciamo sempre, perché sapremo che così sarà e sono sicura che sentiremo quelle note anche senza stereo”
Per quel che mi riguarda, dopo aver sentito quelle parole, ero già nudo ed erano finiti i preliminari. Probabilmente se ne accorse anche lei perché divenne rossa come se mi avesse spogliato davvero. L’aria intorno si fece solida per un secondo, era tutto nel nostro sguardo e avevamo già iniziato. Un sorriso piccolo piccolo passò dagli occhi alle labbra interrompendo l’incantesimo. Lei mise il cd nello stereo e disse ancora: “Però aspetta…per le cose che hai detto di voler ricordare possiamo anche spegnere la luce, voglio poter ricordare oggi a occhi chiusi, senza immagini. Solo sapori,odori, e il nostro peso. Sono i sensi meno sfruttati dalla memoria: sarà un ricordo unico”
Le idee strane restano spesso tali, a meno che una persona, completando te, completa anche le tue sparate rendendole geniali.
Prendete la giusta dose di stupore, scioglietela nell’ormai celebre gocciolina di sudore, e aggiungete un pizzico di adrenalina. Così potrete sentire con le vostre orecchie come le dissi di sì senza parlare.
Presi il telecomando dello stereo e andai ad accender la luce del comodino dopo aver spento la luce grande. Lei, dall’altra parte della stanza, chiudeva bene le serrande in modo che non passasse un filo di luce. L’ultima cosa che disse prima che spegnessi anche la luce del comodino, mentre entrambi memorizzavamo la strada da fare al buio per incontrarci, fu: “io scelgo il cd, la tracklist lasciala al caso. Metti il random”
Ai vostri posti. E random sia. Partenza. Spengo la luce. Via!
E mentre i piatti della batteria e le chitarre iniziarono la canzone di Senza Peso che il random aveva scelto per noi, prima ancora che Cristiano Godano iniziasse a cantare, ci eravamo già trovati al buio.
Sono sicuro che non c’è bisogno di raccontarvi come è andata. E che, con un po’ di istinto, potrete indovinare al posto di quale cd misi l’anello di fidanzamento, quando lei qualche tempo dopo venne a stare a casa mia. Ovviamente ebbe la sua parte la visione che ho raccontato a voi, ma non riuscimmo ad avere i Radiohead alla cerimonia. L’unica cosa alla quale non potete arrivare è la canzone dei Marlene scelta dal random quel giorno, quella ve la scrivo io.

 

Marlene kuntz – danza

Danza per me questa canzone
al passo della malizia,
dai vita alla mia illusione
facendo che ti piaccia.
Molle ti sogno fra le note
spargendovi sensualità:
quando saranno inebriate
la musica migliorerà

ed ancora più bella diventerai
anche tu.

Offri te stessa a una cadenza
che sia indolente e morbida
con una vaga decadenza
di corpo che si abbandona.
Emani la pelle il suo profumo
con generosità
e venga il tuo ballo più vicino:
la musica si apparterà.

Belle entrambe, più bella diventerai
solo tu.

Porta un respiro azzurro chiaro
con movenze rosa polvere,
dal nero del tuo venir piano
che sta per sopraggiungere.
Lilla è l’ombra del sorriso
che s’apre su di me:
diventa albicocca intorno al viso…
(è qui per farsi mordere?)

La tua danza è sospesa:
è per dirmi che ora tocca a me?

 

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2 risposte a Nadia e i Radiohead

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