Primi giorni di scuola, parte seconda. Un intruso a ingegneria.

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l'Enterprse

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effettivamente sa un po' di nave

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molto college u.s.

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ovviamente potevano mai mettere un monumento in un covo di ingegneri? questo grosso ingranaggio è un pezzo di qualcosa, forse di una nave. c'è pure una targa che lo spiega ma non ci ho capito molto

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visioni portuali nella pianura padana

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eppure c'è qualcuno che ha un po' di fantasia..nonostante l'oggetto sia pacman

Al solito mio, ho lasciato passare un po’ di tempo da quando ho pensato di scrivere a quando effettivamente sto scrivendo, ma purtroppo con il tempo ho le mani bucate e i giorni passano, spesso senza dirmi niente. Sono qui per raccontare i primi giorni di scuola di questo secondo semestre, soprattutto perché sto seguendo un corso di ingegneria e volevo parlare un po’ della struttura che ospita le facoltà scientifiche. Il polo del Cravino- detto “la nave” per la somiglianza dei suoi plessi con delle grosse navi da carico (inquietante quella che richiama i colori di Costa Crociere) – è un complesso di recente costruzione per il quale nel corso degli anni le facoltà di ingegneria, medicina e simili, hanno lasciato i palazzi del centro per trovare più spazio. Si potrebbe definire come l’altra faccia dell’Unipv, quella che ai chiostri e ai cortili con più di cinquecento anni contrappone prati, ampi spazi, panchine e plessi moderni. Sembra di stare in uno di quei college americani dei film e ho avuto la fortuna di arrivare qui assieme alla primavera e di vederlo sempre abbastanza soleggiato (tra le altre cose, una delle ultime volte ho visto gente col pallone da rugby che faceva due passaggi e un ragazzo e una ragazza che tiravano due calci a un pallone).
Il primo giorno, alla ricerca di una non meglio definita aula otto, ero un po’ spaesato, perso in quella che più che una nave sembrava un porto. E infatti mi sono ritrovato, dopo aver chiesto delucidazioni sul percorso, in una specie di hangar con un laboratorio di non so cosa, prima di chiedere nuovamente informazioni e scoprire che il plesso dove dovevo recarmi era quello che avevo appena passato: una specie di Enterprise posteggiata a terra di colore bordeaux (un astro-nave). In definitiva sarebbe bastato seguire l’istinto sottoforma del mio colore preferito.
Certo, va detto che qui è pieno di ingegneri. L’atmosfera da secchioni è qualcosa di palpabile, la intuisci chiaramente dalle doppie lavagne in quasi tutte le aule e dalle facce di quasi tutti gli studenti. Sheldon Cooper è in agguato dietro ogni angolo e mi aspetto che prima o poi salti fuori con la sua teoria del big bang.
Chissà se uno di questi ragazzi, in uno di questi laboratori, avrebbe potuto sostituire lo schermo rotto del mio telefonino o aggiungergli qualche chicca fantascientifica alla James Bond. A giudicare dall’aria che tira qui sembra proprio di sì, ma per non sbagliare, e lasciare queste divagazioni come tali, ne ho comprato uno nuovo.

 

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