Guida galattica per ciclisti urbani

Sono più libero delle macchine che mi scorrono accanto; posso passare col rosso, andare sul marciapiede se mi va, prendere una strada contromano. Sono più libero, e molto più veloce, di un pedone.
Posso continuare ad andare tenendo le mani un po’ dove mi pare (questo è difficile da fare con qualsiasi mezzo a motore), non conosco le targhe alterne, le limitazioni delle aree pedonali e delle ztl e ignoro del tutto gli andamenti dei prezzi di tutti i tipi di carburante.
Sono in bici.
Certo, devo ancora smettere di cercare uno specchietto e iniziare a voltarmi direttamente, e ogni tanto il pollice va alla ricerca delle frecce o del clacson, ma in compenso non devo mettere il casco da una vita. E devo ammettere che ho sviluppato una certa antipatia per la gente che va a farsi “la passeggiata” in Strada Nuova di pomeriggio, proprio quando devo andare a lavoro, obbligandomi a improbabili slalom in salita. Vi stupireste a sapere quanta gente cammina in mezzo alla strada senza guardare; che se ti metto sotto io te la cavi con una contusione o una frattura, nella sfortunata presenza del tandem Vecchiaia-osteoporosi, però se a metterti sotto è un autobus…

Ma girare così ha il suo perchè. La città è piccola ed è molto bello sapere che, con un lettore mp3 e due pedali sotto ai piedi, nessun posto è lontano più di quattro-cinque canzoni.

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