In ferie a casa mia

Eccomi qui a fare l’ennesimo resoconto su questo blog, che oramai sta diventando una raccolta di diari di viaggio da immigrato e di messaggi d’amore alla Sicilia o alla mia recente amante pavese. In questo post non mancherà nessuno dei due.
Ho perso un po’ di tempo per riadattarmi a questo caldo umido e ignorantissimo e a quest’aria immobile, la mia vita ha ripreso a scorrere sul letto del Ticino, ma il mio cervello non sembra essersene accorto più di tanto, dato che non mi è ancora riuscito di aprire gli amati libri. Va detto che ho sprecato un po’ di energie in uno sport che non è tra i miei preferiti: l’inseguimento di gente voltata dall’altra parte. Ritenevo e ritengo che ne vale la pena, ma forse non sono abbastanza bravo in questo gioco, il cui scopo non è raggiungere l’altro concorrente ma semplicemente farlo voltare.
Detto questo, prima che i miei giorni riprendano davvero il loro corso lombardo, racconto qualche cosa di queste ferie.
Sono stato ospite in un bed and breakfast molto carino: a cinque minuti di macchina dal centro e a qualcuno in più dal mare,cucina di casa, servizio ottimo (ho preso alla lettera il “non devi fare niente” limitandomi a sparecchiare il mio piatto nei giorni in cui mi sentivo buono con il mondo) e ottima accoglienza. Il personale si è talmente affezionato che qualcuno piangeva quando sono andato via. Poi mi hanno dato una stanza molto simile alla mia, con uno stereo molto simile al mio e lo staff ricordava vagamente i tratti dei miei familiari. Con questa sciocca figura non voglio dire che a casa sono stato servito e riverito, ma sono stato davvero bene. Sono riuscito, almeno in quello, a riposarmi e penso che, grazie alla distanza, sto imparando a gestire rapporti che per me sono sempre stati difficili. La collaborazione dei miei posti, dei vecchi amici e di quelli nuovi, del mare, e del tempo, ha fatto il resto. Sono tornato in un momento denso di lauree che mi ha permesso di vedere tanta gente felice, emozionata, soddisfatta, tesa, o semplicemente in giacca e cravatta, senza bisogno di fare grossi sforzi. E di fare qualche festino, of course, meglio ancora se open bar e con piscina. L’aria dello straniero mi piace tanto, anche se ho elaborato una sorta di ritornello sulla mia vita qui al nord è stato un piacere riperterlo a chiunque si mostrasse interessato, chi mi conosce un minimo sa che non sono una persona di poche parole. Ovviamente non è stato possibile vedere tutti, ma penso di aver visto quasi tutte le persone che dovevo incontrare. Ogni volta che torno a casa si rischia sempre di preparare un calendario troppo fitto e di fare incontri solo per timbrare il cartellino; questa volta, con un po’ più di tempo a disposizione, ho potuto viverla più tranquillamente e con meno stress. Ho visto che certi legami resteranno dove sono dovunque io vada a vivere,a prescindere dalla frequenza, e ne ho toccati altri nuovi, sorprendenti, e assolutamente inaspettati. Faccio bene a pensare che un posto è solo un posto e che le distanze possono non esistere (anche se c’è chi si ostina a farmi credere il contrario).
E poi il mare, finalmente vissuto non nel giorno libero, con una certa assiduità, anche se spesso con orari del cazzo. Mi dispiacerà perdere il segno del costume e, nessuno me ne voglia a male, è stata la cosa per cui ero più triste all’aeroporto.
Eppure, nonostante la sauna fatta in 500 metri per gli insostenibili 23 gradi pavesi(aria muoviti cazzo!), appena sono entrato nella mia stanza qui, ho sentito di nuovo quella sensazione di essere al mio posto. L’ultima volta l’avevo avuta già alla stazione, evidentemente è colpa del mare.
Ieri una luna fantastica, di un colore tra il giallo e il rosa, sembrava proteggermi e guardarmi dalla finestra, mentre pensavo a queste parole che sto incubando da qualche giorno (e che, causa il ritardo, non saranno esattamente quelle che volevo). La mia finestra è speciale, il modo in cui si vede il cielo da qui è unico, e riuscirlo a guardare da questa piccola stanza incasinata è una bella immagine del periodo che mi aspetta.

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