I blu più scuri sono neri

Lo vedi subito che è un buco. Il mare in quel punto è di un blu profondissimo, quasi nero, impossibile vedere qualcosa diverso da quel colore. Tutto attorno, invece, l’acqua è più chiara, si vede quasi il fondale. Ed è lì che la barca è ancorata: a un centinaio di metri dalla costa, sull’ orlo di un abisso.
È una bella giornata, fa caldo ma il vento non te lo fa sentire. Stai guardando distrattamente fuori dalla barca, il culo poggiato su un elmo ingombrante con l’attenzione necessaria a non romperlo,  sarebbe una perfetta gita di relax se non fosse che aspetti qualcuno. L’acqua in quel punto è talmente scura che lo vedi solo quando è pochi metri dalla superficie. Il suo braccio, coperto dal guanto dello scafandro, rompe il pelo dell’acqua e prima le gocce, poi la presa sulla scaletta ,rompono quel silenzio perfetto, due colpi metallici degli stivali zavorrati bussano alla tua attenzione e un palombaro sale lentamente a bordo. Cammina piano, impedito dall’ attrezzatura, si siede accanto a te con un tonfo e toglie il suo elmo. Lo poggia con attenzione davanti a sé, notando con uno sguardo non esattamente gentile che tu sei seduto sopra il tuo, e mette i gomiti sulle ginocchia. Prende aria, i capelli bagnati dal sudore che su i suoi baffi da marinaio ha fatto una specie di rugiada, poi alza la testa e una maschera abbronzata di rughe scavate dal vento dice : il cavo basta appena. Il tuo sguardo si muove verso un immenso argano su cui è arrotolato il cavo, tu eri talmente per i cazzi tuoi che non hai sentito il rumore di quando si riavvolgeva. La barca è tua, non sai di quanto cavo dispone, è sempre stato abbastanza e non ci hai mai pensato, ma il fatto che “basti appena” materializza un po’ di termini nella tua mente. Abisso. Fossa. Dirupo, voragine, se non ci fosse l’acqua.
Si può andare, quindi? Impossibile formulare questa domanda senza deglutire vistosamente. Il vecchio palombaro se ne accorge e sotto quella maschera di baffi e di rughe giureresti che sta ridendo: lo vedi dagli occhi.
Sono appena andato, quindi sì. Il vecchio si prende una pausa scenica, poi continua: Ma io lo faccio da una vita. Tu – altra pausa, stavolta sorride perché il sole scintilla sul ghigno bianchissimo, passa tra i folti baffi accecandoti e tu devi spostare lo sguardo – ..fino a dove sei disposto a scendere?
Abbassi lo sguardo, per ripetere a te stesso la domanda, e in quel secondo ti accorgi che sei vestito esattamente come il vecchio. Ti alzi prendendo l’elmo su cui sei seduto con entrambe le braccia, accompagni il movimento con un respiro profondissimo, lasci andare l’aria solo dopo aver indossato l’elmo dello scafandro. Deciso a vedere fin dove puoi arrivare, sei pronto a collegare il cavo al tuo scafandro e a tuffarti nel nero. Apri gli occhi per andare verso l’argano e la scaletta. In quel momento ti svegli.

 

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