e tu..dov’eri???

Negli Stati Uniti c’è stato un periodo in cui tutti chiedevano “dov’eri quando hanno sparato al presidente Kennedy?”. E in un altro periodo invece, un po’ in tutto il mondo, non potevi fare a meno di sentire la fatidica domanda “dov’eri quando è l’uomo è andato sulla luna?”. Domande che tutti possono rivolgere a tutti, tormentoni che caratterizzano una generazione, un momento storico. Come questo.

Dov’eri quando si è dimesso Silvio Berlusconi? Io ero a Pavia, con uno dei miei coinquilini guardavamo il tg sul computer aspettando la bella notizia. Quando è arrivata sono uscito in balcone, ho cacciato un urlo, e dopo ci siamo divisi una bottiglia di vino in giro per la strada alla nostra salute, pensando ti trovare scene da Italia campione del mondo, ma evidentemente non tutti la pensavano come noi.

Il 12 novembre, quasi un anno fa, è finalmente caduto il governo Berlusconi.  I governi in Italia, cadono quasi sempre prima della fine del mandato (l’unico ad averne concluso uno, e non gliene sto facendo un merito, è proprio lui); quindi un premier che si dimette, sai la novità! E invece no, perché abbiamo assistito al culmine, si spera, di un’uscita di scena che già era iniziata l’anno prima e che forse sarà definitiva (io non credo che questo suo ritorno, istantaneo dopo il ritiro, avrà successo). Non è una cosa da niente. Berlusconi è entrato nella scena politica (sceso in campo per usare le sue parole) nel 1994, la bellezza di 18 anni fa, ed è stato il protagonista assoluto della scena politica anche quando non era al potere. Pensandoci, mio figlio lo studierà a scuola, se mai dovesse arrivare a fare la storia moderna (solitamente ci si ferma alle guerre mondiali), quindi forse è il caso di ribadire che ci troviamo in un momento storico importante, purtroppo ce ne renderemo conto quando sarà passato. Ricordo ancora quando durante la prima campagna elettorale io ero piccolo, avrò avuto sette o otto anni, e dissi ai miei che dovevano votarlo perché aveva detto a un comizio “i nostri voti saranno voti contro la mafia!”..ero piccolo, credevo pure a babbo natale, e non potevo minimamente immaginare né la porcheria di tangentopoli da cui stavamo uscendo né la porcheria in cui saremmo presto entrati.

Non voglio star qui a parlare di politica, o della rivoluzione culturale avvenuta nella comunicazione,  o delle leggi ad personam o delle gaffes che ci hanno reso ancora più italiani, nella peggiore accezione possibile, agli occhi degli stranieri. Mi è dispiaciuto però notare che un po’ tutti, dal secondo in cui l’ex premier ha lasciato il governo dall’uscita sul retro, hanno cominciato a chiedersi “ e ora?”.

I primi sono stati i comici, improvvisamente senza fonti di ispirazione; in seconda battuta i suoi seguaci, travolti (eccome se saranno travolti) dall’implosione di un partito ad personam; e infine, mio malgrado, i suoi detrattori. Proprio loro, gli impavidi nemici pubblici di Silvio, tutta quella gente comune che un giorno gli augurava la morte, un altro la galera, e quello successivo sperava che semplicemente scegliesse una a caso delle sue residenze per godersi la vita tra miliardi e mignottoni, il più lontano possibile dalla cosa pubblica. Cade un governo e ne viene formato uno tecnico, perché la situazione è talmente pietosa che il tempo di fare delle nuove elezioni al momento non c’è, ma ci si continua a lamentare: per le tasse, per le teorie del complotto, per il governo che non rappresenta il popolo e chi più ne ha più ne metta. Gente che fino al giorno prima vedeva in Silvio Berlusconi l’anticristo, arriva a rimpiangerlo: è l’apoteosi di quell’italiano medio buono sempre a lamentarsi, un po’ masochista e con una spiccata passione predisposizione nel fare il bastian contrario.

Un paio di osservazioni, le metto in elenco così le si guardano ad una ad una.

–          Il governo Berlusconi, per l’elezione del quale il massimo grado di scelta è stato costituito da una crocetta su un simbolo (mentre liste venivano stilate a tavolino dai soliti noti) con una certa preferenza per la categoria “gente importante con problemi con la giustizia e bisogno urgente dell’immunità parlamentare”, era davvero così rappresentativo?

–          la classe politica italiana è in crisi, nonostante ci siano troppe persone che guardano la tv, un numero significativo di italiani si sta ponendo qualche domanda su chi le nostre crocette assolutamente non nominali siedono in parlamento a prendere stipendi faraonici e pensioni anticipate.

–          Ricordo molto bene nel 2010 fummo molto contenti dell’esito della vendita dei titoli di stato, e che negli anni precedenti il governo aveva assicurato l’assoluta solidità del sistema bancario italiano. Nel frattempo però, ovunque tagli alla spesa pubblica. Credete davvero che la situazione sia precipitata in un paio di mesi o magari qualche tempo prima cominciava a imbruttirsi e nessuno ci ha detto niente?

–          Perché se un governo tecnico, appoggiato dalle borse e dalle autorità degli altri paesi, subentra a un governo “elettorale” per dare garanzie in un momento di crisi economica per fare delle manovre efficaci e salate viene accolto con tanto stupore? Siamo in crisi economica e vi aspettavate la pensione a 40 anni? Cosa pensate che avrebbe potuto fare silvio, che ha colto la palla al balzo ringraziando perché queste manovre non avrebbero avuto la sua faccia?

 

È chiaro che sto parlando per grandissime linee. È chiaro che non voglio entrare nel merito della questione sotto il profilo economico-finanziario perché sarebbe lungo, noioso e complicato da spiegare, da scrivere e poi da capire. Ed è chiaro che non voglio parlare di tesi complottistiche aventi oggetto lobby finanziarie che mandano in fallimento gli Stati , logge massoniche che controllano gli eventi e tutte queste cose molto interessanti, ma che non potranno mai essere dimostrate…

 

Secondo me ci sono solo tre cose da considerare, tre aspetti che per me sono fatti abbastanza oggettivi.
1 la politica italiana ha fallito
2 la politica italiana è incompetente
3) (corollario) dobbiamo fare qualcosa

Nei momenti di crisi ci sono spesso delle opportunità, perché è più facile ripartire da zero invece di tentare di correggere qualcosa troppo storto. Ha fatto sicuramente scalpore, nelle ultime elezioni regionali in Sicilia, il nome del primo partito per preferenze: Movimento cinque stelle.
In una regione storicamente sotto il controllo dell’udc (che comunque ha vinto in un’improbabile alleanza con il PD) e della destra, il primo partito è un movimento di liste civiche e di cittadini normali, senza “professionisti” della politica. Questo dato e l’esagerato astensionismo al voto dovrebbero far pensare.
Il movimento aveva già raccolto risultati importanti a Parma e in Emilia, e alle prossimi elezioni dirà la sua con percentuali importanti. È ormai una realtà, nonostante si sia cercato di farla passare come antipolitica, secondo me la strada è quella: il pubblico governato da normali cittadini, senza problemi con la legge e con un alto tasso di ricambio, per evitare che si mettano le radici sulle poltrone della cabina di comando di questa nave in tempesta a forma di stivale in cui noi tutti viviamo. Non mi fido di loro al 100%, devo ancora capire bene la personalità e gli intenti del signor Casaleggio, vero deus ex machina (Grillo è solo la faccia) di questa nuova forza politica. Ma se invece di questi enormi scatoloni vuoti che chiamiamo partiti, buoni solo a mangiare i soldi pubblici e a inscenare irrilevanti diatribe, arrivassero altri 3-4 movimenti, magari con idee diverse rispetto ai grillini, ma con lo stesso spirito e la stessa forma, come sarebbe? Se la cosa pubblica non fosse solo un’espressione un po’ vecchia per spiegare l’etimologia della parola repubblica, ma diventasse un dato di fatto… sarebbe tanto male? Siamo in un momento storico, in una transizione importante, e per smentire il detto al peggio non c’è mai fine con cui si potrebbe riassumere la politica di questa Repubblica, l’unica soluzione che abbiamo è metterci in gioco

 

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