Apologia del freddo

Non può non piacerti nasconderti nella nebbia, diventare invisibile. Concentrarti su quello che vedi per non più di cinque metri per volta, non puoi non apprezzare che del vapore acqueo conceda tregua alla tua attenzione, sempre eccessiva. Non può non piacerti camminare su un ponte sospeso nel nulla, non puoi non apprezzare che il bianco che ti circonda puoi riempirlo come vuoi in una traduzione letterale dell’espressione “la testa fra le nuvole”. Come puoi prendertela con una pioggia sottile che non si vede e si sente appena? Come puoi lamentarti per il freddo, circondato dall’eleganza senza pari della neve?

È necessario imparare a capire e ad apprezzare il freddo. Il freddo calma le acque, anestetizza i pensieri come nemmeno una massiccia dose di morfina sa fare, evita che la temperatura troppo alta del sangue faccia fondere il motore. Ti fa funzionare. Ti calma, ti da tregua. Cosa che il caldo non sa fare.
Il sollievo dal caldo è l’aria mossa dal vento o in modo meccanico artificiale, è l’aria gelida di un condizionatore. Ma il sollievo dal freddo (quello di un bavero alzato, di una tazza fumante o del tepore di un corpo) è un’altra storia.

Sinceramente non credo che ci sia paragone.

i pinguini

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