5 cose che spero di non vedere nel 2013

2013 new year sparklerLe feste sono finite, il tempo per fare gli auguri è burocraticamente trascorso, ma fino a qualche giorno fa la prima cosa che dicevi a una persona che non hai visto/sentito per tutte le vacanze era ancora“buon anno”, pertanto non penso di essere fuori tempo.
Posto un enorme e doveroso chissene, che verrà approfondito in seguito, sull’utilità dello scegliere l’inizio dell’anno per fare propositi e progetti, colgo questi primi giorni dell’anno più che altro come espediente: un conto è dire “5 cose che non vorrei vedere più”, un altro è “cinque cose che non vorrei vedere più a partire da quest’anno”. Mi suona meglio, più come un miglioramento, un progresso, un balzo in avanti che la nostra civiltà potrebbe compiere, speriamo bene.

Soprattutto, su questo blog non avevo ancora fatto un elenco:

 

1 “la tua invidia è la mia fortuna”
Questo detto, la cui idiozia lascia il tempo che trova, è dannatamente trasversale. Anzi, è l’esempio per antonomasia dell’essere trasversale. Lo puoi trovare dipinto sul carretto della frutta, sul camion del rigattiere; puoi vederlo a caratteri luccicanti sulle dubbie foto in pose ancora più dubbie di bimbiminkia rampanti; puoi sentire deliranti discorsi sugli invidiosi da parte dei politici, delle persone di successo, o delle presunte tali; e puoi, con assoluta sopresa, sentire gli stessi discorsi da parte di persone che stimi e sulla cui profondità non avevi dubbi.
Forse l’ignorante sono io, quello strano. Ma mi riesce difficile a immaginare un capannello di persone che ti invidia qualcosa e…che si fa poi? Ti manda scongiuri? Si riunisce per riti magici affinché l’oggetto del tuo vanto e della loro invidia subisca sventure?
Mi sfugge, mi sfugge davvero il ruolo degli invidiosi nelle tue sorti. Non ho intenzione di negare l’esistenza di un sentimento come l’invidia, non ne ho l’autorità; ma non è che in tutta questa mania di persecuzione – secondo la quale i successi vanno celebrati alla faccia degli invidiosi e gli insuccessi vanno invece attribuiti all’afflusso negativo degli stessi o (nella versione siciliana) “il qualcuno che me la butta”- alla fine c’è solo la ricerca di un alibi facile?

 

2 “2012 di merda..”
Questa è un’attitudine si perde nella notte dei tempi. Appena un anno volge al termine, più o meno da ottobre, si cominciano a sentire discorsi del genere: “quest’anno è stato sfortunato”, “non vedo l’ora che finisca”… Si tratta di un crescendo di asprezza che culmina a Dicembre con gente che prende l’anno a brutte parole, neanche fosse una persona, neanche fosse il responsabile delle supposte sventure capitate sotto la sua giurisdizione. Ma davvero è possibile pensare che dipenda dall’anno? Che questo abbia un ruolo negli esiti delle nostre azioni?
Anche qui si nasconde (male) il bisogno di alibi. La necessità di un capro espiatorio. Affrontare le cose no, eh?

 

3 “si stava meglio quando si stava peggio”
Quasi un corollario del punto 3. Una delle prime cose, se non la prima, che ti fa capire di avere una certa età è tutto quel genere di discorsi che iniziano con “ai miei tempi”. Non importa se  stai parlando dei tuoi tempi riferendoti a quando eri al primo anno dei superiori (e sei al quinto), a quando eri matricola (e sei fuoricorso) o a quando “eri giovane” (con più o meno ironia, c’è chi inizia a dirlo dai 25). Appena hai una generazione dietro la tua, più giovane e appena un po’ diversa, cominci a notare le differenze. E solitamente ti lamenti. Io non scherzo quando dico di aver letto un discorso di questi in una versione di latino al liceo, si parla quindi di una moda nata più o meno assieme a Gesù Cristo, se non prima.
Ai miei tempi era meglio”, ma se lo dicono tutti (ma proprio tutti), non sarà che ai tuoi tempi, ai suoi e pure ai miei alla gente piace lamentarsi e poco più?

4 i maschi sono degli stronzi, le femmine sono tutte troie
Una delle pochissime cose universalmente condivisibili mai uscite dalla bocca di Cesare Cremonini è la frase “gli uomini e le donne sono uguali”, abbondantemente argomentata in una divertente canzone pop. Quest’anno spero di non incontrare nessuna ragazza che veda i maschi come un pugno di affamati di sesso senza cuore, nessuna ragazza disillusa e sotto sotto prontissima (anzi desiderosa) di cascarci di nuovo; spero anche di non sentire le solite chiacchere da bar che sostengono che le femmine sono tutte delle troie.
Per me è tutto abbastanza semplice. Siamo persone, tutti. Vogliamo le stesse cose, tutti. Ma essendo due generi diversi ci comportiamo in maniere differenti. Ridurre tutto a degli schemi, a delle categorie, è buono all’inizio, ma poi non trova nessun fondamento quando scendi un po’ più a fondo. Non esistono due persone uguali, sono l’unico a essere esaltato da questa prospettiva?

5 “domani smetto”
Da quest’anno inizio a fare la dieta. Da quest’anno smetto di fumare. Inizio ad andare in palestra. A suonare uno strumento. Smetto di bere. Inizio a studiare seriamente. E via discorrendo.
C’è davvero bisogno di aspettare un unità di tempo per questo genere di auto sfide? Chiaramente no.
Manca qualcosa nella tua vita? C’è qualcosa da togliere? Qualcosa da cambiare? “Adesso” è il momento migliore per questo genere di propositi. Cambia subito, inizia subito, smetti subito. Se pensi di poter aspettare l’inizio di un periodo di tempo(settimana, mese, anno) i tuoi propositi non sono abbastanza forti, la tua volontà non abbastanza ferrea. Ricordo una sola persona che viveva di questo genere di promesse: Zeno Cosini. Che io sappia non è uno che ha concluso molto nella vita.

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