Wake me up when semester ends

Quello che sta per finire è stato senza dubbio il Febbraio più lungo della mia vita.
Menomale che non è bisestile.
Una lunga serie di impegni accademici, mischiata (male) con le incombenze standard della mia vita pavese; tre giorni, una settimana massimo, tra un esame l’altro e una sessione iniziata subito, a bruciapelo, qualche giorno dopo esser sceso dall’aereo, con un elaborato che mi ha ricordato per stress, tempistiche, quantità di parole e numero di fogli word, i bei tempi della tesi della triennale. Presto, prestissimo, dopo una lode e le buone notizie dell’esito dell’elaborato, la domanda è stata una sola, è la stessa da anni:

ma quando finisce?

Il che ha fatto sì che non finisse più, come insegnano innumerevoli quinte (o seste) ore di scuola al liceo in cui questo interrogativo galleggiava a caratteri cubitali sopra decine di teste poggiate stordite sui banchi.
Questi due mesi scarsi sono sembrati anni, tutto l’autunno e l’inverno sembrano collocati lontano, in un altro decennio. Per non parlare dell’estate scorsa: a stento la ricordo, faccio prima a parlare della prossima, anche se mancano più di tre mesi che chissà quanti saranno in realtà, considerato che di mezzo c’è la sessione estiva.
“Il tempo non esiste” è uno dei ritornelli che vado ripetendo più o meno da quando ho aperto questo blog, per cui non sono sicuro di avervi già parlato o meno della mia teoria dello scorrimento irregolare dell’anno scolastico/accademico: lui fatica e va lentissimo fino a più o meno le vacanze di natale, dopo le quali rotola sempre più veloce fino a finire nelle calde ondate estive. C’è sempre un momento, all’inizio delle vacanze o poco prima, in cui i primi giorni di marzo ti sembrano esageratamente più vicini dei tre mesi trascorsi in realtà.
Ci saranno sicuramente argomentazioni scientifiche a sostegno della mia tesi, ma non ho voglia di cercarle, né invito voi a fare lo stesso.
Personalmente, preferisco di gran lunga quando il tempo vola, o sembra scorrere molto veloce, anche se in realtà le giornate sono piene. Mi ci trovo bene, il mio ideale è bene o male lo stesso carico di impegni e di eventi di questo periodo appena concluso, ma con una percezione totalmente diversa. Il fatto è che una sessione d’esami o degli eventi molto intensi, o ancora cambiamenti più o meno drastici e/o significativi sono dei distorsori temporali potentissimi, e quindi il risultato sulla tua percezione dello scorrere dei giorni è imprevedibile. Ci sono state sessioni piene di esami e passate in un batter d’occhio e altre, come questa, più lente e stoppose.
Per quel che riguarda i risultati non è andata tanto male. Ho tenuto una buona media e dato quasi tutti gli esami che mi ero prefissato. Ne mancano due all’appello: uno è andato molto bene per la prima metà, ma dovrò ripetere la seconda perché mi sono presentato allo scritto con appena mezz’ora di ritardo (convinto di essere in anticipo, la settimana prima, invece, lo stesso fenomeno era stato causato dall’alzarsi dal letto all’orario dell’esame); e l’altro perché…mi ero stancato.
In me come in tutti convivono due parti, una devota all’autocritica e l’altra specialista nella ricerca di alibi. Entrambe sono molto sviluppate e nessuna delle due è sana. Ma non volendo essere troppo cattivo con me stesso, posso dire di averci provato, o aver provato a provarci, ma non era il caso. Dopo due mesi passati a rincorrere esami con nottate e stravaganti ruolini di marcia annessi, ci sta che non volessi continuare la corsa tanto per vedere come va.
Ho mollato insomma, ma solo alla fine. Diciamo che la parte del mio cervello dédita all’escapologia ha preso il sopravvento, dopo un lungo periodo di sollecitazione. Ieri sera ho buttato giù una lista delle cose che avevo trascurato per questa sessione, circa venti voci in qualche secondo in un episodio di scrittura medianica, e ho deciso che invece di non dormire per l’ennesima volta e aspettare per l’ennesima volta i risultati di un esame ( al quale non sarei andato preparatissimo) potevo cominciare a riprendere un po’ in mano le mie giornate.
L’orizzonte che speravo di intravvedere dopo questa sessione non è ancora abbastanza vicino, ma non sarà un periodo noioso.
In questi giorni, il pizzaiolo del locale dove lavoro ha ritenuto opportuno aggiungere alla domanda “Dani, come va?” un ulteriore interrogativo, di solito senza che io abbia avuto il tempo di rispondere al primo: “stanco?”
Sì cazzo, sì: sono stanco. Ma per un po’ è tutto finito. Ho due settimane di tempo per ristabilire un po’ l’ordine, spuntare fino alla fine quella lista di cose da fare che farebbe invidia a Earl Hickey, e prepararmi alla rotolata primavera-estate 2013 che dovrebbe portare il mio libretto al suo completamento.
wake me up when semester ends

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3 risposte a Wake me up when semester ends

  1. alessandra002 ha detto:

    Beh, direi che l’immagine mostra pienamente lo stato degli universitari durante le sessioni d’esame.. Buona fortuna 🙂

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