l’invitato

Come tante altre volte si era rinchiuso nella sua stanza. Assordato, anche se lui preferiva dire immerso, dalla musica ad alto volume e trascinato, anche se lui preferiva guidato, nel proprio mondo, nei propri pensieri. Non amava molto le cuffie, perché non gli davano quel senso d’immersione e soprattutto perché la musica era privata di una cosa fondamentale anche in ogni altro aspetto della vita: la vibrazione.
In quella tumultuosa pace interiore, dove nessuno osava disturbarlo tranne nei casi in cui la sua attività d’isolamento non interferiva con le altre attività della famiglia (in pratica: quando il suono dello stereo rendeva muto il rumore della televisione), passava buona parte del suo tempo. Se fosse stato in grado di interagire con la realtà con la musica a quel volume, forse avrebbe risolto molti problemi della sua vita. Era capitato più volte che dopo una canzone, o un disco, avesse trovato la soluzione per un problema o la strada da prendere di fronte a qualche bivio. Ma purtroppo quell’ascesi non era condivisibile, limitava la comunicazione, inoltre: come muoversi e portare con se le 500 watt necessarie a raggiungere questo stato di coscienza superiore? E infatti i problemi li aveva, i rimasugli di queste esperienze non erano bastevoli a risolverli.
La strada che aveva scelto può sembrare ai più pura follia. Ma la pazzia è una comoda maschera che concede molte libertà e che quindi lui non aveva paura di indossare. Sorrideva sarcastico, dopo aver reciso. Attorno a lui infuriava il rock che aveva scelto quel giorno e le vibrazioni facevano tremare la pozza di sangue che cresceva e cresceva. Sorrideva ancora tra il suono e il sangue che aumentavano progressivamente, mentre in modo quasi speculare diminuiva la vista. Sorrideva quando tutto attorno a lui si appannava e anche quando sopraggiungeva il buio sinuoso della morte. Sorrideva perché non sarebbe morto, accanto a lui giacevano pronte all’uso le medicazioni con le quali egli avrebbe fermato l’emorragia, prima di perdere i sensi.
Nessuno lo avrebbe disturbato fino ad ora di pranzo, e si avvicinava proprio quest’ ora, mentre si fasciava con una smorfia di dolore che scalfiva appena il suo sorriso. Decise di anticipare la medicazione per vedere le scene successive. Come l’espressione sgomenta di chi , aperta la porta, trovò di fronte a sé un ragazzo immerso nel suo sangue che pacatamente chiedeva di chiamare un ambulanza, mentre cercava di venir su da un’enorme macchia rossa e poi, incredibilmente, avanzava lentamente verso la porta macchiando ciò che ancora non aveva macchiato.
Riprese le forze e scampato il pericolo, ascoltò con catatonico sarcasmo le prediche e le domande che tutti gli andavano facendo. Con pazienza attese che i medici della clinica psichiatrica lo ritenessero non più in grado di farsi male da solo. Per molto tempo non parlò più con nessuno, né mai spiegò in altri modi le ragioni del suo gesto. Lesse molto e fece dimenticare il suono della sua voce. I molti dottori che lo visitarono, pensarono che lo shock della morte così vicina lo avesse reso muto e fantasticarono sulle ragioni del tentato suicidio. Ma lui, che guardava ancora divertito il mondo con un’ espressione attenta nonostante l’apparente assenza, non svelò mai il motivo del suo silenzio. Tornò un giorno a casa, assisté sorridendo alla festa di benvenuto e quando tutti se n’andarono, scese in camera sua, scrisse una lettera, preparò la valigia e prese qualche soldo.
Quindi partì… Aveva reciso le sue vene è vero, ma solo per fare uscire buona parte di un sangue che non voleva e per recidere i legami con una vita che non sentiva più sua.

-“Partì”- dico io adesso dopo essere stato invitato in un posto lontano, dopo tantissimi anni. Libero dai quei pesi per lui insostenibili, visse una lunga e intensa vita. E al suo funerale- perché questa volta la morte lo aveva vinto senza il suo aiuto- una folla di gente era lì non solo per conoscenza superficiale, ma perché aveva vissuto e sentito con lui le vibrazioni della vita, proprio come aveva sempre desiderato.  

pozza di sangue   09/01/06

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