Spotted, la rivincita dell’anonimato

Una moda può diffondersi più o meno lentamente oppure può esplodere. E l’esplosione è quella che rende meglio l’idea dell’arrivo di Spotted in un ateneo: un giorno non c’è, il giorno dopo ne parlano tutti.
La pagina Spotted dell’università di Pavia ha superato i cinquemila like in meno di una settimana, ogni volta che la apro conta almeno duecento contatti in più e uno o due delle mie amicizie intrappolate dalla rete. Ma che cos’è? Come funziona?
Spotted si può tradurre in avvistato ed è l’erede su Facebook di un social network, FitFinder, inventato nel 2010 nel Regno Unito. FitFinder nasce dalla goliardia di alcuni studenti che volevano scambiarsi commenti anonimi sulle ragazze incontrate o “avvistate” in biblioteca. Il sito, dopo aver raggiunto più di 250 mila utenti ed essere stato oggetto di petizioni e proteste, è stato chiuso, ma l’idea è sopravvissuta su Facebook ed è arrivata fino alle nostre università.
Una pagina fan in cui puoi cercare la ragazza che hai visto in biblioteca, i ricci che ti hanno distratto a lezione o quel profilo perfetto che ti ha addolcito il primo caffè al bar tra i colleghi. Si può scrivere un messaggio in bacheca, “esponendosi”, o inviare un messaggio privato allo staff che lo pubblicherà in forma anonima. La collaborazione degli utenti farà il resto e infatti già il primo giorno la pagina vantava otto “Match found”.
È solo questione di tempo, presto ogni ateneo avrà una sua pagina Spotted.
Sospetto che il grado di diffusione sarà più capillare e arriverà alla facoltà o addirittura all’aula studio.
Ma non è che tutto questo mi convinca. Quando si notava qualcuno in giro o all’università, la strategia tipo per i timidi era frequentare il posto per un po’ e chiedere in giro. Poi sono arrivati internet e Facebook e ti hanno risparmiato un po’ fatica, bastava vedere il bersaglio con qualcuno dei tuoi amici (o dei tuoi contatti) per fare un paio di ricerche incrociate, per non parlare delle foto delle serate con i loro comodi tag.
Adesso anche così è faticoso. Per una generazione cresciuta a pane, Facebook e gossip girl, notare una persona interessante è già un’impresa impegnativa, figuriamoci andarla a conoscere. Ricorda bene il posto, un numero di dettagli sufficienti per un buon identikit, poi ci pensa la rete.
Ai sorrisi di una persona che vuole conoscerti si sostituiranno gli sguardi scrutatori di chi prepara la tua descrizione per cercarti su internet, che cosa c’era che non andava negli approcci 1.0?

 

spotted unipv

 

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