Uno specchio ad alta fedeltà

In quest’ultimo periodo mi sono trovato per un lavoro dell’università a sbobinare delle interviste che ho realizzato su Skype. Mi ero convinto che ci volessero quaranta minuti per scriverne altrettanti di conversazione, ma poi mi sono reso conto che le centinaia di pagine battute al pc per tesi, tesine e post di cazzeggio non mi hanno reso un dattilografo. Quindi è stata un po’ più lunga del previsto (con grande gioia della prof che aspettava a me per le consegne).
Un’ esperienza, senza dubbio. È strano sentire la propria voce registrata, perché ti sembra diversissima da quella che pensi di avere quando parli, ma poi fai caso al fatto che la voce dell’interlocutore è la stessa e realizzi tutte le sfumature, le pause, il tono della tua voce. Per me che do molta importanza a questo canale della comunicazione, è stato come ascoltarmi allo specchio. Uno specchio sonoro, per l’appunto. 

Nel frattempo, al fine di recuperare un “tono di voce” necessario a terminare una storia che stavo scrivendo, ho riletto due libri. Uno per motivi che adesso non ricordo e in qualche modo legati alla trama della storia (Alta fedeltà, di Nick Hornby) e l’altro perché era il libro che leggevo quando ho iniziato a scrivere e, per riuscire a finire, volevo un po’ rientrare nel mood di quando ho immaginato tutta la trama (Lunar Park, di Bret Easton Ellis).
Due libri da leggere, senza dubbio, ma non è questo il punto.
Il punto è che io non rileggo mai i libri. Nella mia personale visione delle cose, rileggere un libro, considerando che non avrai il tempo per leggere tutti i libri che meriterebbero la tua attenzione, è un peccato mortale. Però ogni tanto, dato che non si può vincere questa battaglia contro i mulini a vento e ci sarà sempre qualche libro che mi sfuggirà o mi sarà sfuggito, me ne fotto.
Per una persona che legge, a cui piace farlo, rileggere un libro è come tornare indietro. Le impressioni che la lettura ti ha lasciato, se tra una e l’altra sono passati altri libri e altre esperienza di vita, non possono essere le stesse; e quando il libro è abbastanza bello o è stato sufficientemente importante, puoi in un certo senso confrontare le due sensazioni. Puoi rivederti quando leggevi, senza tutte le esperienze che hai acquisito. Un altro specchio, ma forse sarebbe meglio parlare di una fotografia: rileggere un libro è come guardare una tua espressione in una vecchia foto, chiederti a che cosa stavi pensando o per quale motivo il giorno dello scatto avevi quel tipo di sorriso e non un altro. Rileggi le parti che ti avevano segnato, ne scopri di nuove, sul libro e su quanto tu sei cambiato.

Comunque, nell’ultimo periodo non ho tenuto occhi e orecchie puntati sul mio ombelico, è cambiato anche il mondo fuori. Non poco, grandi cambiamenti più o meno inaspettati in arrivo, che escono e continuano a uscire come i dischi nuovi dei tuoi gruppi preferiti o di quelli che ancora non conosci. Il fatto che ci sia sempre della buona musica ancora mai ascoltata mi mette meno ansia dei libri che non ho ancora letto: è una delle cose migliori della vita.
Dietro la linea d’ombra, argomento di chiusura ricorrente di tutte le mie ultime pagine di diario, cominciano a delinearsi i primi profili. Sono profili amici, piuttosto gentili: buone notizie. Uno è quasi ufficiale (prima ci sono una quantità di scartoffie e di dettagli da definire che potrebbero scoraggiare), è una notizia tinta di rossoverde che sto lasciando serpeggiare in quasi tutte le mie conversazioni, ma che non mi sento ancora di strombazzare ai quattro venti con tutti i crismi dell’ufficialità. Dell’ufficialità e dei salti che avrei dovuto fare, anche se è un mesetto buono che salto qua e là senza un motivo apparente. Magari avevo già iniziato a festeggiare prima di avere la notizia (bel modo di motivare un periodo di baldoria).
L’altro profilo sembra più elegante e femminile, più delicato. Intrigante, aggiungerei, però troppi aggettivi senza soggetto possono dare fastidio, così come troppa fantasia senza una storia vera, sia da scrivere che da raccontare. Da giorni, a distanza, preparo una descrizione accurata. Ma sono miope, anche nella vita, non riesco mai a definire bene qualcosa se non gli arrivo abbastanza vicino. Vedremo. 

specchio sonoro

 

 

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2 risposte a Uno specchio ad alta fedeltà

  1. marianna ha detto:

    “Ma sono miope, anche nella vita,non riesco mai a definire bene qualcosa se non gli arrivo abbastanza vicino”.Bellissima frase danie’ s, i miei complimenti. Hai reso bene l’ idea ma hai suscitato in me grande curiosità:sei riuscito ad avvicinarti a questa “figura femminile”?
    Ho trovato casualmente il tuo blog e devo dire che mi piace molto, anche se è da pochi giorni che ho iniziato a leggerlo. Questo post, “L’ importanza di chiamarsi franco e “traffic” sono i mie preferiti al momento.

    • daniele ha detto:

      Ciao Marianna. Sono contento che abbia iniziato a leggere il blog e, visto che si tratta di una sessantina di post, sospetto che finirai molto presto. Mi fa ancora più piacere che i tuoi preferiti siano post abbastanza autobiografici. Non tanto perché mi piace che ti interessino i fatti miei, quanto più per il fatto che così ho la conferma che ha senso condividere le mie impressioni, perché su quelle ci si può confrontare anche senza conoscere i fatti.
      La risposta alla tua domanda è “ni”:sono un po’ più vicino, ma non come e quanto vorrei per togliere i difetti di giudizio della mia miopia.
      A risentirci

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