Acquario al contrario

Alla decima volta che dopo aver letto la stessa frase continuava a stentare di capirne il senso, Ruggero cominciò a sentire un lieve rumore di fondo e pensò che forse era arrivata l’ora di fare una pausa. Uno sguardo allo schermo del cellulare gli fece notare che era anche ora di cena, fornendo al break un valido alibi. Sistemò i libri, accese il lettore mp3 e uscì. L’ottanta per cento dei suoi conoscenti avrebbe preso un mezzo per andare dove lui aveva scelto di mangiare, ma lui preferiva camminare; quella zona del centro l’aveva percorsa così tante volte a piedi che andare in un posto piuttosto che in un altro per lui era lo stesso, distasse cinque, dieci o trenta minuti. Quattro canzoni dopo, kebab in una mano, coca cola nell’altra, auricolari, abbigliamento sportivo e sguardo curioso, Ruggero era un turista senza macchina fotografica nel centro della sua città. È bello immergersi nella gente e nel mondo e osservare il suo scorrere. Guardava le luci, le strade, le vetrine, le facce della gente, come se il fluire della realtà circostante potesse far riprendere il corso dei suoi pensieri impantanati sui libri. Le cuffie e la musica riducevano il rumore di fuori a un brusio poco distinguibile e così era come un documentario, come la parte di un film con tanto di colonna sonora. Era come se una pellicola sottile e trasparente lo tenesse fuori dalla realtà, come trovarsi in una boccia di vetro, con il piccolo particolare che l’acquario è tutto ciò che è al di fuori. Esattamente questo pensiero e un boccone particolarmente buono di kebab lo fecero sorridere. Durante queste passeggiate sorrideva sempre ai bambini e ai turisti, in una sorta di solidarietà fra colleghi, ma quello era un sorriso diverso: un’idea. Intanto, in mano gli era rimasto solo un pezzo di carta e la coca cola volgeva anche lei al termine, così rivolse i suoi passi verso il luogo di partenza per riprendere a studiare, una volta terminata l’evasione, e tornando lo stesso sorriso fu riacceso da un ricordo, più o meno collegato col luogo dal quale passava in quel momento ma discretamente astratto dal contesto. L’idea, invece, era lì, bella e compiuta: “il mio sorriso è prezioso”, recitava fiera. Scoprì i denti appena, riflettendo su queste cinque parole e sul valore di quella curva con la pancia rivolta verso il basso che è un sorriso, su tutte le sfumature e i significati possibili di questo gesto meraviglioso, a prescindere da cosa gli stia dietro: dalla spensieratezza dei sorrisi più facili e frizzanti alla gioia di quelli più veri, alla forza direttamente proporzionale all’amarezza di quelli che sono i sorrisi più difficili da esibire. Il mio sorriso è prezioso”… Ruggero si trovò a sussurrare la sua piccola rivelazione e si accorse che forse non l’aveva tanto sussurrato visto che l’anziana signora appena superata gli gridò dietro le spalle un “auguri!” divertito. Senza accorgersene, cambiò passo e senza farci troppo caso (“se io non ascolto fuori non vedo perché lui debba far caso a me”) si ritrovò a cantare. Non contò le persone che si girarono al suo passaggio durante le due canzoni che ascoltò tornando all’aula-studio -molti meno di quelli che pensate, la gente si fa per lo più i cazzi suoi- ma fece caso al fatto che l’ultima finì esattamente davanti all’ingresso, così che togliere le cuffie e spegnere il lettore fu proprio come uscire dalla sfera di vetro per rientrare nell’acquario. 

 

01/09/2009acquario al contrario

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in scritti giovanili e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...