Passa anche tu un semestre ad Hogwarts

Per evitare di annoiarvi e per non entrare troppo nella parte di quello che “sììììì, qui è tutto bellissimo, tutto stupendo e bla bla bla bla”, spezzerò questo secondo resoconto in due parti.
Inoltre la prima settimana di lezioni è questa: i corsi di finanza sono iniziati dopo, perché sono in inglese e la facultade ha voluto “dare il tempo agli studenti stranieri di trovare una sistemazione”. Pertanto la prossima volta parlerò della FEP e delle lezioni

Esauriti i commenti paesaggistici, una delle prime cose che balzano gli occhi è che la città è invasa da fan di Harry Potter, quindi per leggere le righe successive forse serve una colonna sonora tipo questa (sì, quello è un link, clicca pure).
E mentre ti chiedi se magari c’è un grande raduno di cosplay sulle rive del Douro a tua insaputa, qualcuno in qualche bar ti spiega che quelli così vestiti sono i ragazzi delle università, che J.K. Rowling era sposata con un portoghese di Porto e che ha copiato il look dagli studenti portoghesi per la sua saga.
Il clima di Porto è molto simile a quello di Catania, per cui deduco che tutti quelli costretti a vestire con il completo, il cappotto e una cappa NERI, con una temperatura che oscilla tra i 25 e i 30 gradi siano le matricole. E che magari, prima che un cappello parlante mi assegni a Grifondoro o a Serpeverde, sarò costretto anche io a comprare una di quelle macchine di stoffa per perdere numerose taglie solo sudando.

MORTE AO CALOIRO O CALOIRO VAI MORRER!
Per arrivare alle spiegazioni, devo fare un piccolo balzo indietro rispetto ai primi giorni di lezione, quando tre simpatici aspiranti bachelors si contendevano le grazie della mia compagna di viaggio pavese e tentavano di ottenere la mia simpatia per arrivare al suo numero di telefono o contatto facebook (u pilu è valuta di scambio internazionale, non serve comprendersi perfettamente).
Uno di loro era un harry potter in borghese e mi ha spiegato che i ragazzi con la divisa nera (che tutti gli studenti stranieri, per comodità e brevitas, hanno battezzato “The Harry Potters”) sono gli studenti più grandi, che si vestono così per tradizione, nonché per riconoscersi e svezzare le matricole, che si chiamano caloiros in portoghese, e freshmen, nell’inglese con cui mi hanno spiegato questa tradizione. Mi pare che gli studenti del secondo e terzo anno debbano vestirsi così tutti i giorni e che non possano lavare la cappa, ma è un aspetto che devo approfondire. L’abbigliamento delle matricole, invece, è composto da una maglia bianca con su scritto a caratteri cubitali “caloiro”, il numero di serie matricola, e un buffo cappello rosso, di quelli che mettono i bambini o gli anziani quando sono al mare.
Ad economia il giorno della “sfilata” è mercoledì, ma gli sbarbatelli ricevono un trattamento speciale per tutto l’anno. Devono rispondere “Sim senhor doutor!”  ( sì, signor dottore, ma c’è davvero bisogno che traduca?) a ogni domanda/ordine degli anziani e obbedire, ovviamente. Sa un po’ di nonnismo militare, che per me non è totalmente nuovo visto che vengo adesso adesso da due anni nell’ultima roccaforte della goliardia italiana: anche se non ho mai preso partecipato, ho presente che cosa sia una matricola e gli strani scherzi goliardici. Ma considerato che il trattamento dura tutto il loro primo anno con “richiami” settimanali, mi viene da pensare: altro che matricolatio!
Ad ogni modo, il giorno dopo sono andato a lezione curiosissimo di beccare qualche scena interessante e appena varcata la soglia ho sentito un coro di ragazzini che rispondeva all’unisono ai comandi di un tipo. “Qua siamo”, il mio pensiero mentre mi sfregavo le mani prima di seguire il suono delle urla marziali. Arrivato a un’aula magna, ho avuto solo il tempo di scorgere una cinquantina di ragazzini inginocchiati, attorniati da un corpo di sicurezza di Harry Potters poco più grandi di loro ma minacciosissimi; mentre sul palco un tizio, con quella che a prima vista sembrava una pagaia, sbraitava ordini in portoghese (non riesco ancora a seguirlo tanto bene, desculpe). In realtà, scoprirò più tardi, il tipo aveva in mano un cucchiaio di legno, non la celebre bacchetta di sambuco ma una sorta di scettro goliardico del potere. Nella stanza c’era un forte odore di umanità (egraziealcazzo, a settembre, al chiuso, con mille vestiti addosso), ma non ho avuto il tempo di avvicinarmi perché un ragazzo vestito sempre di nero si è avvicinato e mi ha chiesto in inglese di allontanarmi perché la “cerimonia è privata”.
All’uscita della lezione invece ho beccato una processione, i caloiros camminavano inginocchiati, circondati dai Potters che li incitavano a cantare un coro che tradotto viene più o meno “morte alla matricola, la matricola deve morire”. Assicuro che è uno spettacolo, e oltre che a vederlo si respira davvero la tradizione, ma non ho potuto riprendere nemmeno questo perché dopo pochi secondi si sono avvicinati correndo un ragazzo e una ragazza per dirmi che è una cosa privata e non si può filmare.

Parlerò anche la prossima volta di questa tradizione, dei ragazzi e le ragazze della Tuna (non il tonno, per favore) che è bellissima, ad esempio. Ma aspetto che termini questa settimana che è una sorta di settimana d’accoglienza per matricole ed erasmus (con una cena stasera e tre festini con intenti non buonissimi uno dietro l’altro. Quindi l’obiettivo reale è: sopravvivere). Per ora posso dire che ha un quid di militare e non è che mi entusiasmi tantissimo. Ma allo stesso tempo i ragazzi fanno gruppo: qui si conoscono tutti, sembrano molto uniti e c’è un senso di comunità e appartenenza che in Italia possiamo solo sognare. E poi è abbastanza divertente andare in giro e vedere tutti questi aspiranti sergenti Hartman schiavizzare i ragazzini, anche perché fino a che non imparo un minimo della lingua sarà come camminare con nelle cuffie l’audio di Full Metal Jacket in portoghese (allego un link di una delle scene famose per rendere l’idea e sì, anche questo in questo caso ci si può cliccare sopra). Il mio obiettivo linguistico del semestre è riuscire a imparare talmente bene l’accento da riuscire fingermi un veterano e impartire l’ordine “caloiro, cuatro”, dopo il quale mi assicurano che il malcapitato bimbo dovrebbe mettersi a  quattro zampe e soddisfare a suon di flessioni il mio sadismo da turista.

Entao, até logo.

passa un semestre a hogwarts

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