I nuovi tasti facebook

Tempo fa chattavo quasi giornalmente con una persona con cui ero solito non capirmi/capirmi male almeno 3-4 volte a conversazione. Sorvolando sulle evidenti implicazioni sessuali di questo genere di tensione, il giorno che ci trovammo d’accordo ero talmente stupito ed entusiasta che volevo salvarlo sul mio diario facebook come evento importante.
Erano i tempi in cui Mark Zuckerberg e i suoi programmatori avevano iniziato a divertirsi col giocattolo nuovo del diario e secondo me nemmeno loro erano al corrente di tutte le varianti possibili offerte da questa opzione. Per rendere vagamente l’idea, date un occhio voi stessi alle improbabili e innumerevoli possibilità dell’avvenimento importante. Io ricordo solo che rimasi un po’ impressionato e che decisi di lasciar perdere.
Credo che quella sia stata la prima volta in cui mi sono reso conto della portata e dei motivi della gratuità del social network per eccellenza. Spero di non dire nulla di nuovo,  di risultare tremendamente scontato, nel farvi giusto un paio di domande:

– Perché pensate che ci siano le pagine di un po’ tutti i prodotti? Per dare un’immagine di voi a chi guarda il vostro profilo quando dichiarate che vi piace la nutella e robe simili?
– Credete che una delle ultime novità introdotte – quella dei libri letti e da leggere, dei film visti e da vedere, della musica ascoltata e da ascoltare – sia una trovata gentile del buon Mark per permetterci di scoprire quali persone smettere di frequentare perché hanno letto la biografia di Ibrahimovic, comprato l’ultimo cd di Moreno, o letto tutta la saga di Twilight?

La risposta a tutte e due le domande è la stessa: STI CAZZI.
L’unico e solo obiettivo del sito più cliccato del mondo è quello di ottenere dati succosi da noi consumatori, per spremere al meglio quelli che su facebook, a differenza nostra, spendono soldi .

Assieme alla bufala che prima o poi facebook diverrà a pagamento (basterebbe un annuncio del genere per vedere la simultanea chiusura di milioni di account, gli addetti al controllo della rete si troverebbero di fronte ad un esodo di dati di proporzioni bibliche) il tormentone più celebre è la richiesta del tasto “non mi piace”, in inglese “dislike”, o “Não gosto” visto che adesso sono in Portogallo. Personalmente ho apprezzato tantissimo due funzioni, introdotte negli ultimi due anni: “smetti di seguire il post”, utilissimo per evitare le discussioni lungherrime e quei commenti che diventano conversazione, e (per gli stessi motivi) quella funzione che ti permette di selezionare quali aggiornamenti dei tuoi contatti vuoi trovarti in bacheca, basta togliere un segnale di spunta per eliminare il rumore di fondo di tutti quelli che condividono roba stupida o fastidiosa. Ognuno ha le sue categorie detestate: io non reggo quelli che aggiornano anche quando stanno andando al cesso, quelli che usano male la punteggiatura o scrivono in un italiano davvero traballante, quelli che hanno scambiato il loro account per quello dell’addetto stampa della loro squadra del cuore, i malati di instagram/twitter e quelli che pubblicano minchiate talmente grandi che devo trattenere ogni volta commenti acidissimi, antiche maledizioni sumere e insulti in catanese. Togliere il saluto, anche solo quello virtuale, è eccessivo, dato che in fondo si può essere delle brave persone pur condividendo solo contenuti inutili (è così pure lontano della tastiera), eliminare gli aggiornamenti è una via rapida, efficace e indolore.
Quindi grazie Mark, per queste due importanti innovazioni. Per sdebitarmi volevo proporti qualche miglioria, che supera di molto la semplicità del tanto invocato tasto non mi piace. Sono delle funzioni che ti permetterebbero di avere una dimensione dei feedback dei tuoi utenti molto più dettagliata, pertanto dagli un occhio.

dislike
Il tasto “E sti cazzi?“(alternativa politically correct: e quindi?)

sticazzi
Questo tasto ridurrebbe drasticamente i post inutili. Si presuppone che quando pubblichi qualche minchiata stratosferica, come “aperitivo time”, e ricevi 157 sticazzi, la prossima volta ci penserai un po’ di più, prima.
I vantaggi di questa miglioria sono un traffico più basso e ragionato nel medio-lungo periodo e la possibilità per i tuoi analisti dati di calcolare il grado di indifferenza medio dell’utenza facebook. Sarebbe un filtro social e molto democratico. Anche se, forse, il problema principale è che troppa gente prende alla lettera la domanda “a che cosa stai pensando?” e scrive la prima vaccata che gli passa per la testa.

Il tasto “ipsedixit”
Questa è un’altra miglioria che permetterebbe un po’ di autocoscienza in più. Ipse dixit è la versione originale e un po’ più antica dell’espressione “da che pulpito viene la predica” o, se vogliamo proprio essere terra-terra, dell’espressione “senti chi parla”. Ce l’abbiamo tutti l’amica “allegra” che si lamenta che il mondo è pieno di troie e che i maschi sono tutti degli stronzi e che cerca il principe azzurro per tentativi, sbattendosi tutto il reame (lo so, questa è vecchia); o l’amico Dongiovanni che impiega dai 13 secondi ai 30 minuti nell’approcciare una ragazza e si lamenta perché non ne trova una seria; oppure l’amico che critica il consumismo dall’ultimo ipad. Se uno status o un link dovesse ricevere parecchi “ipsedixit”, forse ci si potrebbe rendere conto di quando si sta cercando la pagliuzza negli occhi degli altri, mentre nei nostri ci sono travi con cui si potrebbe edificare. Pensaci, Mark.

– Il tasto “cambia spacciatore

cambia spacciatore
Tutti noi abbiamo l’amico che esagera con i puntini di sospensione, con i punti esclamativi, con le maiuscole, e in generale con l’entusiasmo. Tutti noi abbiamo l’amico che scrive cose troppo esaltate e che lo fa troppo spesso. Io non vorrei essere troppo contro a quelli che si esprimono volontariamente fuori dal coro (anche se in molti c’è una tendenza tutt’altro che genuina a fare il personaggio), però certa gente va aiutata, e questo tasto permetterebbe ai tuoi contatti facebook di farti notare che, sì, hai passato il limite (della decenza, della sanità mentale, della sopportazione) e lo hai fatto spesso.

– Il tasto “abbiamo capito” (bonucchiù)

enoughAnche questo tasto serve a ridurre la ridondanza del traffico dati. Abbiamo tutti l’amico che si è lasciato e deve tirarci tutti con sé dentro la sua paranoia, la ragazza che pensa che “non sarà mai più come prima”. Nulla in contrario, se non fosse che la strategia di comunicazione di questo genere di persone è comunicare la stessa cosa, ogni giorno, con lo stesso tipo di contenuti. Un altro esempio lampante è il disastro di avere un profilo facebook durante un weekend di serie A o a metà settimana durante le coppe: abbiamo capito che è colpa dell’arbitro, dei complotti, dell’ultima velina che il bomber della tua squadra si sta bombando che gli ha causato una lesione muscolare di secondo grado o un’improvvisa e inspiegabile mancanza di lucidità sotto porta. Ma questo non ti autorizza a postare, nell’arco di 36 ore, 15 contenuti tra status, link, foto, video e interviste, sullo stesso stracazzo di argomento.
Il processo di Biscardi e controcampo li fanno in televisione e c’è un maledetto motivo se io non ne ho una.
E non è che mi stia schierando contro la libera espressione, sto solo invocando un po’ di varietà: quando un concetto lo esprimi giornalmente, insistentemente, costantemente, forse è l’ora che i tuoi contatti abbiano la possibilità di segnalartelo con un semplice tasto, piuttosto che tagliare con la stessa lama prima il cavo del mouse e poi la tua giugulare, o organizzare un intervento per farti smettere.

Il tasto windows (detto, dagli addetti ai lavori, “ho le finestre anch’io”)

tasto pioggiaLa leggenda vuole che Jovanotti abbia scritto la canzone Piove durante un viaggio spazio-temporale causato da un acido. Durante questa profetica visione del futuro, il Lorenzone nazionale vide con anni di anticipo che nell’epoca dei social networks la prima cosa che l’uomo moderno avrebbe fatto durante qualsiasi stato atmosferico diverso dalla modalità “sereno” sarebbe stato condividere questo evento con tutti i suoi amici. Vide che nel futuro, assieme alla pioggia, sarebbero piovuti migliaia di status inutili sulle bacheche facebook di tutto il mondo e vide anche che tramite le visualizzazioni su youtube era possibile guadagnare del denaro.
“E fe fcriveffi una canzone sulla pioggia? Tutti la condividerebbero e io potrei diventare ricco, ftramiliardario (segue risata diabolica)”.
Quello che Lorenzo non aveva previsto è che sarebbe diventato ricco e famoso molto prima, ma oramai il danno era fatto, e la canzone era in sala di registrazione.
Con questo tasto, caro Mark, oltre a ridurre del 90 % le visualizzazioni della canzone di Jova, potresti dare un colpo d’accetta agli status inutili e che nulla danno alle tue ricerche di marketing.

Se poi riuscissi a collegare un sismografo agli smartphones (secondo me non è fantascienza), che posta in automatico intensità ed epicentro del terremoto, forse salveresti anche qualche vita.
terremoto

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