40 Giorni e 40 Notti (Denny, combini sempre guai)

ImmagineMolte delle persone che ho conosciuto o che ho frequentato durante gli anni dell’università a Catania, gli anni della triennale che poi triennale non è stata, hanno sentito un qualche racconto dei miei “intoppi”. Probabilmente ognuno di noi, nella propria carriera universitaria, ha avuto quell’impiccio che gli ha fatto perdere un po’ di tempo, o quella serie di eventi più o meno gravi da mettere in bella mostra quando un esame non andava. 
Io non faccio eccezione, assolutamente, anzi di questi aneddoti ne ho più d’uno. 
A Pavia, invece, nonostante le peripezie e un contesto un po’ più impegnativo, da un punto di vista economico e di tempo a disposizione, sembrava essere filato tutto liscio: zero bocciature ed esami ripetuti solo per migliorare il voto, neanche tanti tra l’altro. Alla fine del biennio, gli unici due esami che proprio non ero riuscito a mettere sul libretto erano due: il primo mi ha permesso di avere quello spazietto libero per fare la domanda erasmus e il secondo l’ho passato due venerdì fa. 
Difficile, quasi impossibile, potersi lamentare a riguardo. Anche se bisogna dire che è più difficile andare fuori corso durante la specialistica. 
Difficile, ma non impossibile, complicarsi la vita a un passo dal traguardo. E di fatti ci sono riuscito. 
Una delle strettoie cui accennavo l’ultima volta, mi ha visto passare un po’ malconcio (l’altra invece, il lavoro, vede significativi miglioramenti e qualche prospettiva quantomeno nel breve termine, cioè fino a che non mi laureo) e adesso sarà dura, ma evidentemente era importante dare il proprio originale contributo alla lista “cose che si possono perdere in Erasmus”. Quella per le cose facili si configura sempre più come un’allergia, un’intolleranza: nelle situazioni facili e semplici trovo riposo, e va da sé che a volte le desidero, ma è evidente che non ci trovi abbastanza soddisfazione, o “sazio”, come diciamo noi.
Obiettivo per i prossimi 40 giorni è passare da “Denny combini sempre guai”, all’altra sigla di Cristina D’avena, quella che cantava “è quasi magia“. 

Capitolo ambientamento. Il cambio di scenario è stato finalmente percepito e realizzato.
Credo che la linea di demarcazione netta sia collocabile nel momento in cui ho guardato le foto del mio Farewell Party. Non è stato un bel momento realizzare che appena quindici giorni prima ero in un’altra nazione, nel cortile della mia cucina, a parlare con i miei coinquilini e i miei vicini in inglese sostanzialmente delle stesse cose di cui parlo con i miei colleghi di altre regioni qui (per certi versi è un’esperienza molto simile, con le dovute proporzioni). Il cambio di prospettive e di orizzonti è un processo necessario, ma mentirei se non dicessi che non vedo l’ora di finire soprattutto per sapere quale sarà la mia prossima destinazione. Le quotazioni del verbo tornare sono ancora al ribasso, dal momento che mai come in questi giorni mi sono sentito di passaggio a Pavia e che un ritorno in Sicilia è un’ipotesi remota e tutt’altro che necessaria.
Però, ripartire da un posto in cui sei già stato, è parecchio più facile.
Per usare un francesismo che amo, m’è andata di culo con la casa. Dal cilindro di un collega è saltata fuori una stanza in un appartamento molto più in centro del mio amato Borgo Ticino, ad un ottimo prezzo, abitata da tre ragazze siciliane come me. M’è andata di culo perché non avrò modo di sentire la mancanza del calore della gente mediterranea, cosa che avevo riscoperto a Porto e potenziale oggetto di saudade, e perché questa casa è un porto di mare: in soggiorno c’è quasi sempre qualcuno, spesso abbiamo ospiti, l’atmosfera è quasi quella di una casa erasmus e a me sta più che bene così.
La mia stanza tra pacchi, valigie e pacchettini sta lasciando la forma larvale di deposito bagagli e sta sbocciando in quella definitiva di tana/rifugio/base per le mie prossime e, speriamo, ultime imprese pavesi. 

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