Triple digit, then i can die happy

Se i motivi che mi hanno tenuto lontano da queste pagine nell’ultimo mese sono chiarissimi, quelli per i quali sono davanti a un foglio di scrittura dopo un marzo come questo sono assolutamente un mistero. Forse è il karaoke stonato (adesso c’è una versione dance della hit di Gotye, chissà che minchia di fine ha fatto l’amico pittato) e un po’ alcolico al piano di sotto che contrasta l’immane pesantezza delle palpebre, non lo so.

Una delle avventure più folli di questa mia esperienza a Pavia si è appena conclusa: l’avventura della tesi. E dire che io a Porto lo andavo ripetendo in inglese e in spagnolo “I have to write the more i can, so it won’t be too hard when i’ll be back in Italy“.
Sì, come no…Alla fine lo scenario peggiore possibile si è realizzato e al mio ritorno, dopo la casa che avevo saggiamente cercato dalla mia stanzetta di Porto, e il lavoro, ho dovuto cercare una tesi e un relatore, correre in mezzo a tutti i documenti e le scartoffie e centinaia di pagine pdf e solo attraverso dei ritmi di scrittura alla Ken Follett (e a un relatore in odor di santità) riuscire a terminare in tempo per la deadline.
La cosa particolare è che in certi momenti me la stavo prendendo comoda: perché smazzarti per una cosa che farà perdere cinque minuti alla commissione e scrivere cento pagine delle quali solo 5-6 saranno lette? Alla fine però domenica scorsa ho deciso che era il caso di consegnare la tesi entro la scadenza e ho smesso di dormire a ritmi normali, offrendo il mio sonno su un altare a forma di scrivania con sopra un laptop in cambio della salvezza eterna dalle tasse da ripetente.

Con in testa un solo ritornello ( “I gotta get it up to a hundred. triple digit: then I can die happy”) e il solo obiettivo di fare un victory lap alla charlie Runkle dopo aver urlato “one…HUNDREEEED: I WIIN” alla centesima pagina, magari non nudo, mi sono messo sotto e ho finito.
Senza urlo, purtroppo, mi sono fermato a 97 pagine, ma considerata la porzione di tempo che ho usato per fare questa corsa rispetto al tempo a disposizione (che a sua volta era una porzione di tempo di quella solitamente usata per questo genere di lavori) mi viene da riflettere su cosa potrei fare nella vita se riuscissi ad affrontare le cose una alla volta.

Ma non  è questo il momento per questo genere di speculazioni,  o per pensare in generale: sono due giorni che sono come ubriaco per effetto della privazione del sonno ( “Ti sei mantenuto su ritmi altissimi ma ieri c’è stato un crollo verticale della qualità, secondo me ti devi fare otto ore di sonno filate” disse il mio professore durante una gara di sbadigli a un giorno dalla fine, quando  8 ore di sonno le raccoglievamo sommando le ore dormite a testa negli ultimi due giorni); domani ho una festa di laurea in un’altra città, con annesso festino e riunioni di famiglia (non necessariamente in quest’ordine) e sabato un’altra festa di laurea, a casa mia.

Questo è il tempo del riposo, il mio victory lap lo farò in treno. Devo riuscire a liberarmi del tic di cercare delle note bibliografiche anche in un testo di questo genere.

charlie

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Pavesini alle mandorle e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...