Qualcosa salta fuori

Se avessi del denaro per ogni volta che uso l’espressione “qualcosa salta fuori” in questi giorni, molto probabilmente non sarei alla ricerca di un lavoro e camperei come quegli artisti che fanno una sola hit planetaria e poi spariscono, annegando nell’alcool, nelle droghe pesanti o nel lusso di una vita di rendita (il che non esclude affatto le precedenti due). Tipo Gotye, a proposito: che minchia di fine ha fatto Gotye??
È difficile perdere l’ottimismo con tutte queste posizioni aperte, così come è difficile definirsi disoccupato in questo momento particolare della mia vita, dato che (oltre al lavoro in sala) il cercare un’occupazione può essere già considerata un’occupazione in sé.
La cosa meno semplice (perché mi sono stancato di ripetere ” è difficile”) è continuare a galleggiare in questo limbo del post-laurea, nell’attesa che una delle direzioni/alternative che mi si parano davanti in questo ennevio (è una parola che ho appena inventato -non è un errore, quadrivio non era abbastanza- ma ho un’immagine a supporto) venga illuminata da una luce e diventi la mia strada per un po’.

ennevio
Qual’è il tuo lavoro ideale? Come ti vedi tra cinque anni? Queste e altre domande varie da recruiter affollano in questi giorni il mio immaginario. Avere delle risposte restringerebbe di molto le maglie del setaccio con cui sto scandagliando il mercato del lavoro.
Il mio lavoro ideale ha un titolo con termini altisonanti, possibilmente in inglese (così da poter fare il figo su Linkedin), e rimanda a strutture aziendali complesse e stratificate. Ma la cosa più importante del mio lavoro ideale è che deve consentirmi di rispondere alla domanda “cosa fai?” con un semplice “spurugghiu situazioni“, che in catanese significa “risolvo problemi”. Sarebbe un biglietto da visita non da poco, il mio, con questo motto in siciliano e una foto del leggendario mister Wolf, però con la coppola.
La versione milanese ovviamente prevede un bel “ghe pensi mì” come motto.

mr wolfCerto, se fossi già operativo come “Issignòllupu”, avrei già visualizzato plasticamente la situazione e la starei risolvendo con calma tra un sorso di caffè e l’altro. Ma evidentemente non sono ancora pronto.

Nel frattempo è arrivata l’estate, per fortuna con un po’ di ritardo (in questo momento di giugno, gli altri anni, stavo già boccheggiando da un paio di settimane). Il mio mese preferito è finito da un pezzo senza grossi botti e con un botto di lavoro e la caccia a un contratto mi ha portato fino all’estate pavese. Caldo umido, zanzare (che non mi mordono per fortuna) e nemmeno un filo di vento: la mia preda cerca di stancarmi e mi ha portato fin dentro a una palude.
Qualcosa salta fuori, ne sono certo, lo ripeto tra i denti per non farmi notare, sono appostato e con il colpo in canna.
Questa palude la conosco benissimo e non mi fa paura.

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