149 giorni dopo

Thom Yorke è stato sicuramente in un regionale Pavia-Milano o in una metro stipata di pendolari al mattino quando ha scritto la canzone Packt like sardines in a crushd tin box, perché la prima immagine che mi è venuta in mente durante i primi giorni di trasferte è quella del cibo in scatola o sottovuoto, tenuto come sott’olio dall’odore stantio di aria respirata fin troppo (quando va bene).

il regionale pavia milano delle 8:01

il regionale pavia milano delle 8:01

Tra l’altro mi sono trovato troppo spesso ad affrontare il viaggio in piedi non perché manchino i posti a sedere, come si potrebbe erroneamente pensare, ma perché molta, moltissima, decisamente troppa gente ha la pessima abitudine di tenere un posto per sé e l’altro per le proprie cose (giacca, ombrello, giornali, borse), ignorando completamente la ormai consolidata e obsoleta innovazione tecnologica delle cappelliere, nonché le più basilari norme dell’educazione. ‘Sti agorafobici di merda che hanno paura del contatto umano e della folla dovrebbero stare ben chiusi a casa a svolgere qualche mansione di telelavoro, invece di stare in giro e farmi sognare di diventare una sorta di Dexter che colleziona vetrini col sangue di tutta la gente come loro (e dei dipendenti pubblici che nel 2014 utilizzano due dita su dieci per scrivere su una tastiera, ma questa è un’altra storia).

il tuo posto sarà libero...per sempre

il tuo posto sarà libero…per sempre

Ad ogni modo, la seconda immagine animale dopo quella delle sardine in scatola è stata quella delle formiche. Se dovessi descrivere Milano al mattino con un solo ed unico aggettivo non avrei dubbi nella scelta: brulicante. L’impressione è quella di vivere in un grosso e frettolosissimo formicaio dove tutti corrono, cercando di rimandare indietro i sogni della sera precedente e di togliersi la faccia gonfia e assonnata, prima di dare una sistemata alla cravatta o al tailleur e iniziare l’ennesima efficientissima giornata. La folla spersonalizzante e impersonale di gente china sui propri smartphone/tablet fa una certa impressione a cui probabilmente, spero, farò il callo(del resto sto scrivendo su un block notes, con le cuffie attaccate e senza dare conto a nessuno: sono già uno di loro).

Un altro effetto che ho notato sin dal primo giorno è quello che ho chiamato “effetto sauna”, risultato dello sbalzo che c’è ogni giorno tra la mattina prestissimo, quando esco di casa, in giacca e cravatta sull’autobus che porta alla stazione, in mezzo a un’orda di liceali e (se va bene) matricoline; versus il resto della giornata in cui sono solo una delle migliaia di persone in abito scuro che si aggirano per Milano e dintorni, certamente non la più esperta. Lo sbalzo di passare dall’essere il più grande a essere il novellino a distanza di qualche ora è qualcosa che mi colpisce meno di quanto mi sarei aspettato, perché per fortuna a lavoro l’ambiente non è così formale come il dresscode potrebbe suggerire.

Ma credo di essere contento… Da piccolo sognavo di fare il broker finanziario, affascinato dalle grosse leve che questi professionisti sono in grado di esercitare e dalle conseguenze che questo avrebbe avuto sul mio tenore di vita, dalla possibilità di vivere bene senza apparenti grossi sforzi. Oggi, che so che lavorare in borsa richiede competenze quantitative e analitiche fuori dalla mia portata, e dopo tante domande che mi sono posto in questi anni riguardo all’aver fatto la scelta giusta (due volte) con questo corso di studi, penso che non sia andata poi tanto male: a 149 giorni dalla mia prima laurea mi ritrovo a lavorare, se non nella Borsa Italiana, quantomeno (e letteralmente) nel palazzo accanto

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