La terza si bastona

Una volta, quando ero piccolo, mia zia Cita mi sgridò. Un’altra volta, forse la stessa, mi passò un detto che ancora porto con me.
Stavo litigando con mia sorella, credo, non ricordo bene adesso il motivo – passavamo mattinate o pomeriggi da lei facendo zapping sul televideo, improvvisando gare sulla cyclette o aspettando che passasse la littorina per poterla guardare dal balcone, cose di questo genere- e non ci sarebbe niente di strano in una vecchia zia che sgrida i nipoti. Ma la zia Cita non si arrabbiava mai (che sia per questo che è arrivata a 99 anni?) e quindi mi ricordo che una volta, una soltanto, riuscimmo a farci sgridare.
Non sono altrettanto bravo da poter dire con certezza se quello è lo stesso giorno in cui la zia mi lasciò quel detto, le parole invece  le ricordo bene:

“La prima si perdona, la seconda si condona, la terza si bastona

Mi voleva un gran bene, la zia, forse aveva già capito che sarei cresciuto con una testolina molto dura, incapace di accorgermi della realtà se non dopo enormi, e spesso numerose, capocciate. E mi sento un po’ in colpa ogni volta che lascio che sia la vita a ricordarmi una lezione che avevo già avuto da bambino.

Ma questa è davvero un’altra storia, che non deve finire su queste pagine. Non scrivo da un po’ e mi sembrava giusto iniziare dalla fine, dagli ultimi eventi.
Uno potrebbe pensare che non è successo un cazzo in questo periodo, invece è l’esatto opposto. Sto un po’ perdendo l’abitudine a scrivere, questo è vero, ma mi è risultato davvero difficile trovare un’ora, che poi sarebbero meglio due, per sedermi e raccontare che sta succedendo. Temo di mancare un po’ della mia solita capacità di fare il punto della situazione. Potevo parlare delle altre due case che ho cambiato dall’ultima volta che ho scritto (quando dicevo che volevo viaggiare di certo non intendevo all’interno della stesa città), della vacanza che poi vacanza non è stata vacanza in Sicilia, delle due settimane di nullafacenza a lavoro dopo la fine del mio primo progetto, delle prime impressioni della vita al di là della linea d’ombra, di cui ho parlato tantissime volte.
E forse chiuderò con questo, sì. Cosa c’era alla fine dietro la linea d’ombra dell’incognita della vita dopo l’università e dopo il limbo della ricerca del lavoro? Presto detto: un’altra linea d’ombra. Ho il tremendo sospetto di sapere cosa ci sarà dietro a quella, e alla prossima, e a quella successiva.
Dipende da me, probabilmente. Sono miope, ma continuo a cercare di guardare lontano e a chiedermi “what’s next?”, mentre invece dovrei concentrarmi su quello che vedo bene.

Asso

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Pavesini alle mandorle e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...