L’addio alla coperta e il mio mese preferito

Ho un po’ perduto l’abitudine di scrivere un resoconto delle mie trasferte in Sicilia, l’abitudine di scrivere resoconti e di scrivere in generale, a dire il vero.
Volevo anche lasciare passare qualche giorno dal mio ritorno per evitare a scrivere a caldo. Mi riesce solo in determinati contesti, scrivere a freddo, ma più cresco e più penso che sia necessario lasciare passare un po’ di tempo prima di rileggere una cosa e poi inviarla/pubblicarla (ah, se fossi coerente nella mia vita con quest’ultima frase, quante seccature in meno).
Ho definitivamente capito che andare al sud non è affatto una vacanza. Perché stare il giorno con i miei e la notte con gli amici, mentre mi sfondo di cibo a colazione, pranzo e cena è bello, ma non troppo sostenibile sul piano delle ore di sonno. Ne consegue che le prime ferie retribuite della mia vita si svolgeranno lontane dall’Etna, e probabilmente anche le successive. Anche se questo non vuol dire che tornerò solo per i matrimoni, quindi potete evitare di sposarvi tutti per farmi prenotare un volo: tornerò comunque.
Sul matrimonio ho poco da dire. Come per l’anno scorso terrò tutto per me: difficilmente scorderò certi sorrisi e certe battute e non c’è bisogno che le racconti qui. Sembrava un loop: amici di una vita che si sposano, caldo, cibo a profusione, Sicilia…questa volta mancava chi aggiornare tramite foto e messaggi, ma va bene così. È uno di quei cambiamenti necessari a cui mi abituerò. Sono cambiate anche tantissime altre cose in positivo, dall’anno scorso, quindi evitiamo di fare una tragedia per nulla.

Una cosa che porterò con me di questa trasferta è un ricordo che stranamente non avevo ancora nella mia città natale. Se a Pavia e a Porto le volte in cui sono tornato a casa con la notte che diventava giorno, con il suono dei miei passi, interrotto da qualche macchina ogni tanto e dagli uccelli sugli alberi (che poi che cazzo avranno da cantare alle 5 del mattino lo sanno solo loro), come unica traccia audio, sono talmente tante da caratterizzare entrambe le esperienze; a Catania solitamente i miei ritorni all’alba avvenivano su qualche mezzo, o comunque in compagnia. Il silenzio in cui annega il rumore che c’è sempre in testa, la quiete e la pace della città vuota che cullano la stanchezza della serata e il suono del mio passo, onda e risacca, unico metronomo di quei momenti. Potrei tornare in un sacco di posti e di momenti chiudendo gli occhi e concentrandomi su quel suono e magari su altri due tre dettagli, ad esempio la nebbia a Pavia, i gabbiani di Porto e l’odore delle piante vicino casa mia a Catania. È stata una prima volta, ed è stato fantastico accorgersene mentre avveniva.

Mentre in Sicilia si comincia ad andare a mare e la gente trema di fronte alla prova costume, Maggio qui da me è il mese in cui tolgo il piumone. La stagione autunno-inverno, per dirla alla milanese – e quegli sprazzi di primavera che qui non inizia mai davvero se non qualche giorno prima dell’estate- è stata molto impegnativa, densa di avventure, cambiamenti, scommesse vinte e altre perse (queste ultime erano state già ampiamente preannunciate anche dal sottoscritto, ma si sa che a me piace sbattere sonoramente la testa contro il muro più e più volte, prima di capire che quella parete non si sposterà).
Non sono di per sé eventi incredibili: il tornare alle lenzuola, l’arrivo del caldo e della bella stagione. Nemmeno trovo molto sensato lamentarsi del caldo e del freddo, visto che l’unico modo per influire su queste componenti è spostarsi geograficamente. Eppure, nel mio piccolo, togliere il piumone è modificare ancora un po’ l’ambiente circostante, cambiare un’abitudine quotidiana, e trovare un piccolo aiuto nello spostare questa pagina che si sta rivelando davvero troppo pesante da voltare.
Metaforicamente, la coperta questo inverno è stata corta più e più volte. Toglierla mi aiuterà a pensare che sia finita, che dormire tornerà ad essere solo la principale fonte di riposo e non più il rifugio da qualcosa. Ma me ne devo convincere, visto che al momento è l’una di notte passata e più che andare tutto bene, come diceva l’avvoltoio di Robin Hood, io sono ancora qui sveglio a scrivere.

Un terzo del 2015 è già andato via, sono ancora convinto che questo sia il mio anno. Trovo  estremamente positivo l’avere un numero dispari di anni in un anno dispari. Si tratta di una scaramanzia immotivata, questa mia simpatia per i numeri dispari, così come è immotivata la mia antipatia verso i numeri pari. Siamo finalmente nel mio mese preferito, a 29 anni appena suonati è abbastanza tardi per azzardare una lista delle cose da fare prima dei trenta, sarebbe come tornare indietro ai tempi dell’università, quando iniziavo a studiare seriamente solo qualche giorno prima dell’esame.
Io, invece, non devo tornare da nessuna parte, devo solo continuare ad andare avanti.

coperta corta

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