Il valico dei fratelli Karamazov

Ho chiuso l’ultimo post dicendo che devo solo andare avanti e mi ritrovo a incentrare l’intervento di oggi su una lista che ancora non ho chiuso.
Qualche tempo fa parlavo di un tot di cose da fare per girare definitivamente una pagina. Tralasciando il mese e mezzo trascorso a fare proprio il contrario di quello che mi ero proposto di fare (se volete che renda l’idea immaginate un alcolista che prova a disintossicarsi ricominciando a bere dietro la vana promessa di non ubriacarsi o a Zeno Cosini che fuma finalmente la sua ultima sigaretta e smette perché ha iniziato a farsi di crack), e il  periodo in cui invece leggevo fumetti per non leggere libri, quando questa fragorosa e prolungata caduta dalle scale ha trovato la sua fine, mentre mi tastavo per contare le ossa rotte che fino al mese  prima stavo provando con tanta cura a rimettere in sesto, ho trovato in tasca questa vecchia lista e ho scoperto che ero ancora a metà.
Che poi mentre rotolavo giù non è che ne fossi tanto cosciente, nella mia distorta visione delle cose mi sembrava che mi stessi facendo tirare per mano nel tentativo di ricominciare a camminare. E invece no, non era quella la strada per riprendere un ciclo normale del sonno, se mai ne ho avuto uno, si trattava solo di un’evidente debolezza e un pervicace rifiuto della realtà. La realtà dei fatti è che il mio sonno passa proprio da quella lista e oltre questa storia, che qui, come al solito, non ho mai raccontato bene davvero ma che basta conoscermi un po’ per capire di cosa parlo e in che termini.
Per concludere questa lista devo leggere abbastanza libri da avere le frasi sufficienti a completare il quaderno. Bisognerebbe riuscire a trovare il perfetto mix tra energie emotive e psico-fisiche per completare un racconto che ho iniziato ormai 3 mesi fa. Dopo, come per magia, sarà tutto finito.
E se per il racconto in teoria basterebbero un po’ di buona volontà e tre ore, non facilissime da trovare visto che la mia agenda quotidiana è stata recentemente modificata tanto da farmi desiderare ardentemente un posto dove stare a Milano (a proposito: sono stato a tanto così dall’avere una casa sul Naviglio Grande e mi è venuto fortissimo il capriccio, quindi, spoiler alert, ci avvertono dalla produzione che il capitolo “Dani goes to milan” è seriamente in stesura); per i libri la faccenda è un po’ più complicata.
In treno ho la possibilità di leggere un sacco, ma la quantità di frasi che mi servono per finire questo benedetto quaderno non mi lascia ben sperare. Nemmeno il mio multi-tasking compulsivo grazie al quale arrivo ad avere quattro libri aperti in corso di lettura può salvarmi, perché comunque nel quaderno li riporto uno alla volta. Emblematico è stato il caso dei Fratelli Karamazov, un libro bellissimo e scritto benissimo ma dannatamente lungo e scomodo da scarrozzare in metro e in treno. Morale: nell’arco di tempo in cui ho finito questo mattone dostoevskijano ho letto un’altra decina di libri. Va da sé che il fatto che stessi scrivendo le frasi dei fratelli russi mi rendeva impossibile andare avanti.

Ma il motivo per cui ho ripreso la tastiera era per comunicare che ho finalmente finito questo libro e che ho ripreso ad andare avanti verso la fine, del quaderno prima e della lista poi. Ho passato il giogo dei fratelli Karamazov, dopo questa strettoia ho ripreso a girare le pagine; ho ritrovato la duplice riconoscenza verso l’autore del libro che sto leggendo (perché mi arricchisce con una frase da conservare e mi aiuta a terminare il quaderno) e, se riesco a non andare in mille pezzi nei prossimi due – tre mesi, potrò finalmente mettere alle spalle uno dei periodi più emotivamente intensi della mia vita da emigrante.
Questo è il momento più duro, l’ora nerissima prima dell’alba, ho quasi definitivamente smesso di dormire e ho la plastica percezione di essere spaccato in due opzioni diametralmente opposte, che riescono a sembrarmi (a seconda dell’ora del giorno e del mood) entrambe ugualmente folli e scellerate, cause di rinunce improponibili, insostenibili.
C’è un personaggio di game of thrones che si presenta a chiedere consiglio ad un vecchio saggio. Ciò che turba i pensieri di Jon Snow, è che la sua decisione spaccherà in due il suo seguito: qualunque decisione prenda sa che perderà metà dei suoi uomini.
Jon sa che una decisione è più che necessaria, ma non riesce a scegliere, non riesce a rinunciare, e quindi sta fermo.
L’unico saggio consiglio che gli arriva dal vegliardo è il seguente: “Decidi, e per decidere  ci vuole un uomo: uccidi il ragazzo e lascia che nasca l’uomo.”

 

karamazov brothers

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Cronache e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...