La maniera più veloce per raggiugere Kepler 452-b

In questi giorni non si è fatto altro che parlare dell’avvistamento fresco fresco della NASA: il “pianeta simile alla terra”.
Le speculazioni sulla possibilità concreta di un altro mondo adatto alla vita non si sono contate e non mi metterò a riportarle anche se, per quel poco che ne capisco, gli abitanti di Kepler dovrebbero avere una forza parecchio maggiore della nostra (dovuta alla maggiore forza di gravità del pianeta gemello, come Dragon Ball ci insegna) e probabilmente una carnagione sensibilmente più scura, ammesso che il trade off tra 5% di distanza in più dal sole e 20% in più di luminosità dello stesso comportino una temperatura più alta.
Il pianeta cugino si trova a 1400 anni luce da noi, quindi prescindendo dal gap della tecnologia nota e quella segreta militare, attualmente sarebbe impossibile da raggiungere, argomento pesantissimo a favore del partito di coloro che hanno reagito alla notizia con un sempreverde Sticazzi.
Questa distanza siderale comporta anche che le immagini che ci arrivano sono in differita di oltre un millennio, ma ciò che mi affascina di più è che se in questi giorni gli abitanti di Kepler scoprissero la terra vedrebbero le immagini del 600 dopo Cristo e progetterebbero un’invasione.
In realtà per ovviare al problema distanza si possono proporre diverse soluzioni più o meno di fantasia tra le quali i nerd di fantascienza o semplicemente di fisica potrebbero sbizzarrirsi.
Ed è di queste soluzioni che vorrei parlare per avanzare alcune proposte, visto che di recente, per ragioni che non sto qui a spiegare, mi sono imbarcato nella lettura della Guida galattica per gli autostoppisti, “trilogia in cinque parti” di Douglas Adams (una serie di libri spassosissima che consiglio). Non dico ancora di averla finita perché adesso sto leggendo il sesto capitolo, intitolato “e un’altra cosa”, finale apocrifo scritto da un altro autore (Eoin Colfer), il quale ha chiesto agli eredi il permesso di scrivere il capitolo che Adams non aveva avuto il tempo di ultimare per causa di forza maggiore (leggi: morte).
Nei capitoli della saga vengono proposti diversi mezzi di propulsione alternativa: passiamo dall'”improbabilità infinita”, e cioè l’energia generata dal calcolo dell’indice di improbabilità (la possibilità che una determinata cosa accada, in grado di rendere obsoleto il concetto di iperspazio) che muove l’astronave Cuore d’oro su cui si sposteranno i protagonisti per quasi tutto il racconto; all’astronave alimentata dalle cattive notizie, le quali a detta dell’autore viaggiano molto più veloci della luce ma al tempo stesso rendono inutile arrivare da qualsiasi parte.
Ma la mia astronave preferita è quella alimentata dalla così detta Bistromatica, e fa la sua comparsa nel terzo libro, La vita l’universo e tutto quanto, del quale riporterò fedelmente in corsivo un capitolo intero.

Estratto dalla voce BISTROMATICA, PROPULSIONE della Guida galattica per gli autostoppisti.
La Propulsione Bistromatica consente di attraversare vasti spazi interstellari senza correre i rischi cui espongono i Fattori d’Improbabilità.
La Bistromatica, in fondo, non è che un metodo nuovo e rivoluzionario per comprendere il comportamento dei numeri. Così come Einstein notò che il tempo non era un assoluto ma dipendeva dal moto dell’osservatore nello spazio, e che lo spazio non era assoluto ma dipendeva dal moto dell’osservatore nel tempo, altri hanno notato che i numeri non sono un assoluto ma dipendono dal moto dell’osservatore nei ristoranti.
Il primo numero non-assoluto è quello delle persone alle quali è riservato il tavolo. Tale numero varia nel lasso di tempo in cui vengono fatte le prime tre telefonate al ristorante, e non ha, sembra, alcuna relazione concreta né con il numero di persone che arrivano effettivamente sul posto, né con il numero di persone che si uniscono a queste dopo uno spettacolo/partita/festa/orgia, né con il numero di persone che se ne vanno quando vedono che fra i presenti ci sono alcuni individui non graditi.
Il secondo numero non assoluto è rappresentato dal momento dell’arrivo. Questo numero è una delle astrazioni matematiche più bizzarre che siano mai state concepite. È un numero insoddisfattoriale, una cifra la cui peculiarità è di essere qualsiasi cosa tranne se stessa. In altre parole, il momento dell’arrivo è quell’unico e solo momento in cui è possibile che arrivi un membro qualsiasi della compagnia. I numeri insoddisfattoriali svolgono ora un ruolo essenziale in molte branche della matematica, comprese la statistica e la contabilità, e sono impiegati nelle equazioni fondamentali che consentono di attivare un campo PA.
Il terzo numero non-assoluto, e probabilmente il più misterioso, è definito dal rapporto che viene a instaurarsi tra la quantità di pietanze e bevande registrate sul conto, il loro costo, il numero delle persone presenti a tavola e la cifra che ciascuna di esse è disposta a spendere. Il numero di persone che si sono preoccupate di portare il denaro con sé non è rilevante, ed è contemplato solo da un corollario. Poiché le singolari incongruenze che si rilevavano nei ristoranti al momento di pagare il conto non venivano prese sul serio, per secoli e secoli nessuno si è mai preoccupato di studiarle. Volta per volta si ritenevano provocate dall’educazione, dalla maleducazione, dalla meschinità, dalla grettezza, dalla stanchezza, dall’emotività, dall’ora tarda, e la mattina seguente ci si dimenticava di tutto. Erano incongruenze che non venivano mai analizzate in laboratorio, naturalmente, perché non si verificavano mai nei laboratori, perlomeno non in quelli rispettabili.
Così fu soltanto con l’avvento dei palmari che si scoprì la sorprendente verità. Cioè che i numeri scritti sui conti dei ristoranti entro l’area occupata dai ristoranti stessi non seguono le stesse leggi matematiche dei numeri scritti su qualsiasi altro pezzo di carta di qualsiasi altro luogo dell’Universo.
Tutto il mondo scientifico rimase scioccato da questa verità, che determinò una grandiosa rivoluzione. Da allora in poi i buoni ristoranti ospitarono tanti di quei convegni di matematica che molte delle personalità più geniali di un’intera generazione morirono di obesità o d’infarto, e la matematica segnò il passo per parecchi anni.
A poco a poco, però, il concetto venne assimilato. All’inizio era apparso troppo assurdo, troppo strampalato, troppo profano, come se l’uomo qualunque potesse dire: “Bella roba, anch’io so che i conti dei ristoranti sono incasinati”. Poi furono inventate espressioni tecniche come “Struttura di Soggettività Interattiva” e tutti i matematici trovarono la pace e la serenità.
Il gruppetto di scimmie che aveva girellato senza posa intorno ai più importanti istituti di ricerca (cantando strane nenie in cui si raccontava che l’Universo era solo una fantasia dell’Universo stesso) ricevette alla fine una sovvenzione per dedicarsi al teatro di strada e non si fece più vedere….”

(tratto da “La vita, l’Universo e tutto quanto” di Douglas Adams, edizioni Mondadori)

Sono sicurissimo: molta della gente che ha avuto a che fare con quel contesto in grado di distorcere la realtà dello spazio tempo sarà d’accordo con me. Kepler 452-b non è affatto lontano.

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