La pioggia di Agosto e i countdown

Ridendo e scherzando questa è la quarta estate che passo in terra padana. Vorrei poter dire di averci fatto l’abitudine, ma in realtà ho sopportato questo inutile caldo fino ad ora solo perché a differenza degli altri anni ho passato la maggior parte del tempo in ambienti con l’aria condizionata. Ho pagato questo privilegio con un giogo a forma di nodo Windsor, che devo portare attorno alla camicia per motivi professionali, ma nel complesso penso di averci guadagnato.
Fin dalla prima di queste estati so bene che finito Luglio il peggio è passato, in termini di caldo e di afa. Quando l’estate era solo mare e vacanze, da agosto in poi con le prime piogge si faceva un salto in avanti alla fine di quella che per anni è stata la mia stagione preferita. Gli angoli della bocca andavano sempre un po’ in giù nel pensare il ritorno alla vita di sempre. Adesso invece è diverso, tutto questo caldo senza mare è davvero inutile e poi Settembre porta sempre qualche novità o qualche cambiamento.
Certo, pensare che questo stia diventando il mio concetto di estate non mi entusiasma tantissimo, soffrire il suo arrivo e respirare quando si avvicina la fine non si addice alla mia stagione preferita, perché qualche anno un po’ diverso non può impedirmi di continuare ad amarla (porca troia, come potrei facilmente cambiare soggetto a questa frase senza cambiarne il senso, porca troia).
Nella strana ma ormai consueta prospettiva del “quando finisce l’estate” mi son reso conto che i miei ultimi giorni girano tutti attorno a una serie di countdown.
Il primo, manco a dirlo, è l’ultimo tratto di una porta che devo riuscire a chiudere. Materialmente è legato a un quaderno da finire e ormai, finalmente, manca poco. Ne ho già parlato, ne parlo spesso, troppo spesso, quindi passiamo al secondo.
Il secondo countdown è relativo alle vacanze. Manca davvero poco alle prime ferie retribuite della mia vita, l’eccitazione e la soddisfazione del caso vengono decisamente dopo la brama di staccare la spina. Un anno fa tenevo duro perché non vedevo l’ora di cominciare e adesso è esattamente il contrario.
Tra l’altro ho l’occasione di fare un’esperienza che sognavo da tempo, sia per la meta che per la compagnia, è uno di quei sogni che si realizzano, conseguenza positiva del fatto che alla fine quello che mi propongo di fare si avvera. L’anno scorso pochi giorni in Polonia hanno portato per vie traverse una quantità di cambiamenti infinita, alcuni dei quali li sto ancora gestendo adesso, quindi sono quasi certo che in questo viaggio vedrò un bel po’ dei miei prossimi sentieri. È la soddisfazione più grande che mi sia tolto in questi anni di erasmus lombardo, e spero che tutte queste attese non rovinino tutto, per ora ho solo prenotato i voli e preparato lo zaino (quanto è bello vederlo lì, pronto come me a partire).
Un sacco di gente sta storcendo il naso quando sente che non passerò nemmeno un giorno in Sicilia, a lavoro siamo tutti emigrati da diverse zone d’Italia (come vado ripetendo da tempo: i nordici non esistono, sono una netta minoranza, il nord è popolato soprattutto da gente del sud) e tutti fanno una tappa più o meno lunga a casa. Io sono molto meno alternativo di quanto si possa pensare dato che passerò tutte le ferie a casa, è solo che per “casa” non intendo un luogo, il mio è un concetto più liquido e mutevole. Va bene che vengo da un posto, che posso dire “io sono di” con un certo senso di identità e appartenenza, vanno bene anche le origini, ma casa è un’altra cosa. Ho smesso di sentirmi a casa anni fa quando ho capito che dovevo partire e allo stesso modo non mi sento più a casa nel posto in cui vivo adesso.
Non è un luogo, per me è una sensazione. Non faccio altro che seguirla sebbene raggiungerla, fermarmi, non sia importante, come non è importante l’aspetto geografico in generale. Molto spesso per me casa è nessun posto, per lo stesso motivo può essere dovunque.
Questo si ricollega con il terzo e ultimo countdown della lista, in teoria avrei dovuto scrivere queste parole dalla casa che avevo trovato a Milano, ma non è andata così. È una storia troppo lunga che qui dentro non deve entrare. In sintesi era ancora troppo presto, questo conto alla rovescia riprenderà dal mio rientro dalle ferie senza essere ancora ben definito. Ma qui ho fatto il mio tempo, ne sono assolutamente certo.
La botta è stata assorbita, lei e il suo contraccolpo sono stati lavati via con un metodo efficace, anche se spero di non doverlo utilizzare troppo spesso.

Non so quanto sia buona questa mia attitudine a guardare avanti e indietro nel tempo. Il giorno più importante dovrebbe essere sempre quello corrente e questa è una delle tante cose su cui devo iniziare a lavorare, per evitare di perdermi dei pezzi abbastanza importanti strada facendo.
Ho già iniziato a lavorarci, a dire il vero, ed è buffo parlare di lavoro anche in zona ferie.

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