Veni, vidi, Vilnius

Anche questa volta dovrei cominciare lamentandomi di quanto poco spesso riesca a trovare il tempo per scrivere, in coerenza con i miei ultimi incipit. Però sto scrivendo di un viaggio del mese scorso circa e mi sembra un netto miglioramento rispetto ai sei e rotti impiegati per raccontare del Cammino (o rispetto all’inesistente resoconto della trasferta in Polonia) quindi va bene così.

È facilissimo immaginarmi felice in un aeroporto, zaino in spalla e biglietto di andata in tasca.
Ogni volta (anche se non si può ancora parlare di abitudine) oltre a una ben nota sensazione di benessere si manifesta anche una componente che sto imparando a identificare. Ogni volta mi rendo conto che era da “troppo tempo” che non mi sentivo così e ho l’enorme sospetto che sarebbe troppo anche se riuscissi, come mi auguro per l’immediato futuro, a ridurre drasticamente l’intervallo tra un viaggio e l’altro, che attualmente si aggira attorno ai tre mesi.
L’ultimo libro che ho letto, su consiglio di un’amica, è la storia tratta da una serie di nastri in cui un tossicodipendente ha raccontato a posteriori il suo viaggio nella tossicodipendenza, viaggio che si è espresso geograficamente dalla Francia fino a Katmandu.
Il libro in sé non lo consiglio, però mi ha insegnato tanti concetti sulla dipendenza, che è un concetto molto sottovalutato perché lo si associa erroneamente alle sostanze (fumo, alcool e droghe varie). Io non ho mai toccato nemmeno una sigaretta, figuriamoci le droghe in quanto tali, ma quando l’autore ha fermato la narrazione (per fortuna, dato che era parecchio traballante) per parlare dei tipi di droghe e degli effetti diversi che possono avere, le sensazioni descritte non mi sono sembrate affatto estranee.
Viaggiare quindi potrebbe essere identificata come una delle mie dipendenze, ne ha tutte le caratteristiche, e questo in un certo senso è il racconto della mia ultima dose.

Dato il mio labile concetto di casa, per approfittare del weekend lungo gentilmente concessoci dal calendario 2016 per Pasqua ho deciso di andare a trovare un’amica a Vilnius, Lituania, seguendo il principio secondo cui un posto mai visitato vale la pena di esser visto.
A Orio ci metto poco a identificare la mia fila per il check-in e quella del gate, mi basta cercare una percentuale di biondi e di bionde fuori dal comune.
Arrivo a Vilnius dopo qualche ora di volo e un improbabile scalo a Riga (valli a capire i motivi per cui allungando ho pagato meno). Da segnalare il fatto che per la prima volta in lustri non ho dormito dopo aver allacciato le cinture (penso che viaggiare più spesso, considerata la facilità con cui prendo sonno sui sedili di un aereo, gioverebbe anche al mio monte ore di sonno sempre carente). Il merito va tutto alla biografia di Andre Agassi, un librone – quello sì, consigliatissimo.
Che dire di questo viaggio? Potrei intortare le solite robe sull’italiano all’estero che fa un piatto di pasta con le melanzane e viene osservato con la stessa riverenza e ammirazione che riserveresti all’alchimista che ti sta spiegando con semplicità come trasformare il piombo in oro; potrei raccontare delle mie espressioni mentre provavo ad addentare delle orecchie di maiale fritte; o potrei perdermi in discorsi antropologici sulle differenze nord-sud, est-ovest, che in realtà sono solo un’applicazione con un orizzonte geografico più ampio dei soliti luoghi comuni terroni-polentoni che sorbisco (o che propino) da anni qui in Lombardia (su questo però una parentesi: So bene, è evidente, questa gente è diversa da noi, che partecipa in maniera diversa alla vita rispetto a noi, ma non riesco a non trovare del calore in quegli sguardi chiari, sereni e sorridenti. Solo, è un calore diverso)
Potrei dire dunque una lunga serie di cose, ma la prima controindicazione del lasciar passare tanto tempo per raccontare, è che a freddo questo genere di considerazioni valgono meno. Sono meno genuine e rischiano di diventare banali.
Sarebbe più sensato ai fini narrativi, riprendere una trama che avevo già cominciato raccontando il viaggio a Berlino, visto che c’erano alcuni dei protagonisti, ma non siamo ancora all’ultimo capitolo e pertanto è meglio aspettare.

Mi sembra più interessante riportare brevemente gli aspetti principali di questo viaggio.
Il primo è il discorso sulla dipendenza, l’aver compreso il mio rapporto da junkie col viaggiare e il cambiare sia caelum che animum.
Il secondo è una conversazione avvenuta a Vilnius, durante la quale mi è stato detto che voler cambiare posto così come il trovarsi/non trovarsi in una città dipenderebbe non dalla città in sé (io sono fermamente convinto che i luoghi abbiano un’anima e che è perfettamente normale che una città ti piaccia o non ti piaccia “a pelle”) ma dalle persone con cui vivi o che incontri durante la permanenza. È una prospettiva nuova, molto diversa dalla mia, ma che ritengo strutturata e pertanto degna di nota e di essere condivisa.
Il terzo: Uzupis. Si tratta di un quartiere di Vilnius “al di là del fiume”, molto caratteristico, dichiarato recentemente patrimonio dell’UNESCO e che qualche anno fa, tra il serio e il faceto (leggo adesso su Wikipedia che la festa dell’indipendenza cade l’1 di Aprile…), ha ben pensato di autoproclamarsi repubblica indipendente (come la foto in calce potrà testimoniare). La Repubblica ha una sua Costituzione, affissa su placche metalliche su un muro in tantissime lingue.

Riporto di seguito la versione italiana:

1 Ogni uomo ha diritto di vivere nei pressi del fiume Vinele e il fiume Vinele ha il diritto di scorrergli accanto
2 Ogni uomo ha diritto all’acqua calda, al riscaldamento d’inverno e a un tetto di tegole
3 Ogni uomo ha il diritto di morire – ma non è un dovere
4 Ogni uomo ha il diritto di commettere errori
5 Ogni uomo ha il diritto di essere unico
6 Ogni uomo ha il diritto di amare
7 Ogni uomo ha il diritto di non essere amato, ma non necessariamente
8 Ogni uomo ha il diritto di essere piccolo e sconosciuto
9 Ogni uomo ha il diritto di essere pigro e di oziare
10 Ogni uomo ha il diritto di amare un gatto e di prendersi cura di lui
11 Ogni uomo ha il diritto di prendersi cura di un cane, fino alla morte di uno dei due
12 Ogni cane ha il diritto di essere un cane
13 Un gatto non ha il dovere di amare il suo padrone, ma gli deve essere d’aiuto nei momenti difficili
14 A volte si ha il diritto di non conoscere i propri doveri
15 Ogni uomo ha il diritto di avere dei dubbi, ma non è un dovere
16 Ogni uomo ha il diritto di essere felice
17 Ogni uomo ha il diritto di essere infelice
18 Ogni uomo ha il diritto di tacere
19 Ogni uomo ha il diritto di credere
20 Nessuno ha il diritto di usare la violenza
21 Ogni uomo ha il diritto di essere consapevole della propria pochezza e della propria grandezza
22 Nessun uomo ha il diritto di pretendere l’eternità
23 Ogni uomo ha il diritto di capire
24 Ogni uomo ha il diritto di non capire nulla
25 Ogni uomo ha il diritto di appartenere alla nazionalità che vuole
26 Ogni uomo ha il diritto di celebrare o di non celebrare il proprio compleanno
27 Ogni uomo ha il dovere di ricordare il proprio nome
28 Ogni uomo può condividere ciò che ha
29 Nessun uomo può condividere ciò che non ha
30 Ogni uomo ha il diritto di avere fratelli, sorelle e genitori

31 Ogni uomo può essere libero
32 Ogni uomo è responsabile della propria libertà

33 Ogni uomo ha il diritto di piangere
34 Ogni uomo ha il diritto di essere frainteso
35 Nessun uomo ha il diritto di rendere colpevole il prossimo

36 Ogni uomo ha il diritto di essere sé stesso
37 Ogni uomo ha il diritto di non avere diritti
38 Ogni uomo ha il diritto di non avere paura
39 Non vincere
40 Non contrattaccare
41 Non arrenderti

E in men che non si dica ero di nuovo all’aeroporto.
È altrettanto facile vedermi triste in un aeroporto, quando l’unico biglietto che mi è rimasto in tasca è quello del ritorno. Lo zaino è un po’ più pieno (metaforicamente e non) e anche i ricordi sono di più, per qualche giorno starò meglio grazie all’aria nuova portata sempre da un posto dove si parla una lingua che non conosco e non capisco.

Durerà poco, lo so. Presto riaprirò Skycanner, comincerò a guardare il calendario con intenzioni edili (bugia: ho già segnato tutti i ponti possibili, a Dicembre, quando ho comprato l’agenda 2016), alla ricerca di altra aria nuova.

Ma ci ho fatto pace: viaggiare è una dipendenza oltre che un piacere.

DSC_0669 - Copia

 

 

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