Stracci

Il ritorno dalle ferie è stato più impegnativo del previsto. Non tanto per il lavoro, che ancora deve riprendere ai suoi veri ritmi, quanto per il trauma del tornare alla vita di tutti i giorni, un tantino più difficile da gestire dato che sono riuscito a fare una settimana di vacanza in più dell’anno scorso.

Ma questa non è la storia delle mie vacanze, è la storia sul perché non sto ancora scrivendo nulla sulle mie vacanze. In realtà sto sbobinando su un foglio di word un block notes che riempivo durante il viaggio e man mano vengono fuori altri dettagli che a suo tempo non avevo trascritto, o riflessioni a freddo derivanti dal ragionare su quegli eventi col famosissimo senno di poi. Ne consegue che sicuramente dovrò spezzare il racconto in due, secondo una sequenza non cronologica, e che tutto questo non avverrà stasera.

Stasera colgo invece l’occasione per riprendere una vecchia cosa che ho scritto tempo fa.
Prima di questo, ormai 7 anni orsono, avevo un altro blog, e durante le fasi iniziali dell’esodo collettivo verso facebook avevo l’abitudine di scrivere le cose sul vecchio blog e come nota di testo sul social network blu. Quindi alcuni dei vecchi post ogni tanto finiscono nella tortura giornaliera della funzione “accadde x anni fa”, che secondo me andrebbe messo tra gli esempi nei dizionari per spiegare il termine bittersweet.

Queste sono parole di poco più di sette anni fa, le condivido di nuovo principalmente perché sono molto contento di vedere ancora la realtà come l’ho vista quando ho scattato questa fotografia (penso di aver appena battuto il record per l’incipit più lungo)

Stracci – 29 Agosto 2009

La verità è che vorremmo essere tutti lisci e impermeabili. Poter lasciar scivolare tutto come acqua sporca e poter lavar via i colori che ci hanno cambiato la vita una volta che, secchi, diventano appiccicosi e smettono di farci star bene. Vorremmo essere duri e infrangibili, in grado di resistere agli urti più tremendi senza scalfiture, ghiaccio polare artico in grado al massimo di gocciolare un po’ d’acqua come lacrime. È il classico discorso da botte piena e moglie ubriaca, perché magari in tutto questo vorremmo pure essere sensibili…
C’è chi ci riesce, chi va come un tir per la sua strada, apparentemente inarrestabile e intoccabile. Anzitutto sottolineamo il termine “apparentemente” e in secondo luogo stiamo parlando di morti. Di gente spezzata dalla vita che magari non sente i suoni perché un esplosione gli ha perforato i timpani o che non distingue le superfici a causa di bruciature ustioni troppo gravi. C’è gente che si è rotta per strada e altra che forse è nata così. E non potendo essere triste non riuscirà mai a essere felice. Solo ed esclusivamente se sai guardare sotto, o se ci sei stato lì sotto, puoi davvero salire e renderti davvero conto di quanta aria c’è tra i tuoi piedi e il terreno. Altrimenti è solo un galleggiare inconsapevole, stolido. È una gioia evanescente per nulla in grado di pentrare nella tua carne.
Noi siamo stracci, pronti a impregnarci di tutto quello che incontriamo, consapevoli che nemmeno una strizzata e una passata sotto l’acqua riusciranno a farci tornare come nuovi.
Siamo ferite aperte, pelli di cicatrici, ossa lineate e forgiate dagli urti. Nel nostro sangue scorre il nostro passato, e correndo per questa pazza vita goccioliamo e traspiriamo con un odore e un sapore sempre diversi. Siamo fogli di carta bianchi che dopo qualche giro sono pieni di segni e di cancellature, di strappi (alcuni sistemati alla meno peggio con colla e scotch e altri lasciati così), di poemi tagliati dopo anni con un netto colpo di penna o semplicemente lasciati incompiuti nel bel mezzo di una frase del finale, stropicciati e accartocciati, spiegazzati da tutte le volte che qualcuno ci ha preso in mano per leggerci, studiarci, provare a impararci a memoria o semplicemente ridere di noi, piegati agli angoli come le lettere d’amore lette e rilette un milione di volte.

Siamo muscoli sviluppati dal compiere la stessa azione, alcuni allenati, altri strappati dall’aver chiesto troppo o troppo all’improvviso, altri ancora atrofizzati, dimenticati.
Si fa presto a dire di essere andati avanti e a comportarsi come se davvero fosse così. È così, senza dubbio. Ma in ogni orma che lasceremo ci sarà traccia di tutte quelle che l’hanno preceduta. Un giorno dal nulla un oggetto inutile o una frase ci porteranno a mesi, anni, miglia di distanza da dove siamo non a ricordare ma a rivivere un momento. In perfetta coerenza con l’aver superato una storia, una persona, o una cosa. Il passato, per quanto passato, ritornerà. Perché è sempre dentro di noi. Per sempre
Perché tutto e tutti lasciano una traccia così come noi portiamo tutto il fango delle nostre diverse battaglie combattute e qualsiasi cosa tocchiamo resta puntualmente macchiata dal sangue che abbiamo sulle mani.
Io non ho paura di quello che si può leggere nelle mie parole e nelle mie azioni. Basta non confondere le mie intenzioni dai segni che oramai fanno parte di me.

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6 risposte a Stracci

  1. Miss E. ha detto:

    Ciao, io ci provo di nuovo. Ti ho nominato in un nuovo tag https://wordsinfreedomblog.wordpress.com/2016/10/01/new-tag-liebster-award/?preview=true
    Se non ti va passa pure 😉

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