I giorni prima del Go-live e l’approccio PP

Questo è uno di quei post in cui conto di chiudere un po’ di cerchi, una sensazione che mi dà una certa soddisfazione e che mi riporta a quando -due blog fa- ho iniziato a raccontare minchiate su Internet.

Diventare un imbruttito per colpa (o grazie a) il mestiere del consulente a Milano è un cliché, un processo a cui posso oppormi quanto voglio ma che alla fine riuscirò solo a smorzare.
Per fare qualche esempio potrei raccontare dettagliatamente del quaderno dove tenevo i conti che è diventato un foglio excel; della lista del fantacalcio – ci sono ricaduto: quest’anno tra i termini balzani che ho deciso di aggiungere al t9, oltre a “balzano”, spiccano “Spinazzola”, “Martella” e “Kessiè” e tutta una pletora (sì, c’è anche “pletora”) di seconde scelte di squadre di seconda e terza fascia della serie A-  che è diventata un excel e di tutta una serie di sintomi minori, oltre all’evidente massacro della lingua italiana (con termini come descopizzare,  “fasare”, “schedulare” e via discorrendo), che certificano il mio stato cronico.
Ma parlerò solo di quello che reputo il sintomo principale della mia metamorfosi: recentemente mi sono convinto che la mia vita sia esageratamente simile ad un progetto IT e che, in particolare, determinate fasi della stessa siano fin troppo simili ai test che si fanno prima del go-live.
Senza entrare nel dettaglio delle tipologie di test, sia per evitare brutte figure che per risparmiare tecnicismi superflui, la fase a cavallo del live è ovviamente quella più critica che, con un’espressione molto azzeccata, nei casi peggiori può diventare Un bagno di sangue. Si tratta del momento in cui si testano la qualità e la resa della soluzione implementata e in cui tutte le magagne e le brutture vengono fuori ma vanno risolte in maniera rapida ed efficiente per evitare di prendere più ceffoni che in un film della buonanima di Bud Spencer.

Ho realizzato che nei momenti in cui avvengono cambiamenti rilevanti nella mia vita, si verificano una serie di scatafasci collaterali che mettono a dura prova la mia pazienza e la mia tenuta psico-fisica.

C’è stato un momento in cui ho smesso di contare le imprecazioni e ho cominciato a sospettare che tutto fosse in qualche maniera collegato a un cambiamento che covavo da un po’ e che recentemente ha deciso di avvenire. Quando gli eventi contrari, che solitamente somatizzo uno alla volta in un borbottio costante e sommesso, hanno cominciato a fare spogliatoio tra loro, ho cercato di ricordare quando fosse stata l’ultima volta in cui mi fossi trovato in una simile congiuntura e mi sono venuti in mente due periodi ben precisi della mia vita: quando mi sono trasferito a Milano e quando ho iniziato a lavorare. Periodi pieni di promesse, traguardi e di soddisfazioni, che però mi videro puntualmente smadonnare sull’orlo di una crisi di nervi sia nelle fasi preparatorie che in quelle di assestamento.
Potremmo chiamare stress test, quel momento in cui il telefono personale decide di abbandonarti poco prima che tu debba restituire telefono e pc aziendale, in cui per la pigrizia di non comprarne uno nuovo ti ingegni sfruttando il t9 per improbabili combinazioni da giocatore navigato di Ruzzle o di Scarabeo, al fine di riuscire a comporre una frase di senso compiuto con uno schermo con alcune parti della tastiera insensibili. E potremmo immaginare uno scenario in cui tu decida di rimettere i guanti da portiere dopo n anni ricevendo come premi, nel riscaldamento, un dito insaccato, per poi scoprire due giorni dopo di aver rimediato una frattura, evento già esperito un paio di volte ma mai nella mano principale.

A quel punto sono tornato indietro a quando la mia principale occupazione era mandare cv e decisi prima di rompere lo schermo del mio laptop e successivamente di perdere alcune lettere della tastiera. Ricordo che una di queste era la P, scrissi pure qualcosa a riguardo, e per restare in tema potrei parlare di due approcci con lo stesso acronimo ma con significato diametralmente opposto: PP.
Potrei sintetizzare questo momento con un PP come Porca Puttana, ma anche con un PP di Porta Pazienza. O con una costante lotta tra i due.

Disclaimer e conclusioni (rigorosamente in elenco puntato):
– Non ho appena scritto una lunga lamentela o un trattato sulla scaramanzia, giacché questi eventi non rientrano nelle mie piccole manie che sospetto interferiscano seriamente col mio destino
– Ho utilizzato parecchi termini di consulentese, il che mi lascia pensare che il momento in cui realizzerò una guida esaustiva per questo linguaggio parallelo si fa sempre più vicino
– Non si tratta nemmeno di una di quelle volte in cui si elencano una serie di cose storte per lamentarsi della vita in generale. In realtà il desiderata del cliente (che in questo caso sono io) è optare per l’ approccio Porta Pazienza. So che dietro tutto questo c’è qualcosa di positivo, al di là del cambiamento in sé, e quindi tengo botta. Anche se le energie sono ai minimi, il morale è alto. Non è un caso se ultimamente stia cercando di fare dell’inizio di questa canzone dei Tame Impala il mio personalissimo mantra.

Gotta Be Above it Gotta Be Above it Gotta Be Above it

overcome the obstacles of your life, hurdle design

 

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Una risposta a I giorni prima del Go-live e l’approccio PP

  1. Miss E. ha detto:

    Questa è una lunga battaglia PP vs PP senza “vincitori nè vinti”. Io opterei per PP, poi scegli tu 😛

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