Sesso droga e gnocco fritto (cronache dei giorni sconosciuti)

Questo è il mio secondo resoconto milanese e sarà un po’ atipico.

Anzitutto non sarà incentrato su Milano, dato che sto vivendo qui solo durante i weekend i quali girano attorno al mantra serafico da maestro Myiagi: “Daniel San: svuota la valigia, prepara la valigia”. In secundis avrei dovuto parlare in due puntate di quello che è successo questa estate ma qualsiasi tentativo di narrazione è stato lievemente assorbito dagli eventi. Come per l’anno scorso, mi ritroverò a Gennaio a parlare dell’estate dell’anno prima

L’evento principale degli ultimi 3 mesi è che ho cambiato azienda.
Sebbene nell’ultimo periodo abbia la vivida sensazione che le sabbie del tempo mi stiano sfuggendo senza il minimo prurito tra le mani, capita spesso di guardare indietro a qualche mese o a quando ho iniziato questa avventura in continente, per accorgermi di aver messo uno dietro l’altro una bella serie di obiettivi. Si tratta di una consapevolezza utile, perché a volte passa una settimana o un mese senza progressi apparenti e non nascondo di aver la grossa e ricorrente paura di svegliarmi un bel giorno e realizzare il significato della parola tardi in un senso molto più ampio delle quattro cifre separate in mezzo dai due punti che vedo sul cellulare aprendo gli occhi.
Cambiare lavoro è una cosa abbastanza frequente nel settore in cui mi trovo, ma era entrato nella mia lista da relativamente poco e dopo le ferie è capitata un’occasione. Tutto è stato sorprendentemente rapido e liscio: a Settembre ho fatto i colloqui e ricevuto l’offerta e ai Primi di Novembre ero già nella nuova sede.
Per molti versi quello che ho lasciato è stato il mio primo lavoro (anche se per anni mi ero già destreggiato tra tavoli, vassoi e banconi), quindi nonostante abbia cambiato più locali delle squadre di Borriello, per la prima volta mi sono trovato nei panni del dimissionario.
Non è stata un esperienza traumatica, si è trattato di una separazione senza spargimento di sangue. Sono stato invece contento e un po’ sorpreso dall’impressione di lasciare un buon ricordo, o dal trovare un regalo dei colleghi del team sulla mia postazione.
Continuo a pensarla con Chuck Palahniuk, sui rapporti che si creano sul luogo di lavoro, e sono contento che questa frase stia valendo anche in un settore più asettico e formale rispetto a quello in cui mi trovavo da studente.

La persona più simpatica che conosco, Ina Gerbert, chiama i colleghi di lavoro “famiglie d’aria”.
Il problema, con gli amici di vicinanza, è che poi se ne vanno. Si trasferiscono, o vengono licenziati
(
Chuck Palahniuk – La scimmia pensa, la scimmia fa)

Il bello del mestiere che sto imparando è che periodicamente si cambia progetto e si abbandona una fetta più o meno grande della comfort zone che ci si era costruiti nei mesi precedenti, adattando le proprie competenze a un contesto diverso dal precedente.
Nel mio caso, dal momento che le cose semplici annoiano presto, mi è capitato di cambiare in un colpo solo cliente, datore di lavoro e città.
Non posso proprio dire che il processo sia terminato, né che la mia quotidianità sia stata modificata parecchio, a parte il valzer attorno la valigia del weekend. Per adesso sono passato da fare casa-lavoro a fare hotel-lavoro, ma in realtà sotto questa superficie ci sono diverse novità in arrivo e tantissime differenze tra l’azienda vecchia e quella nuova, tra il cliente vecchio e quello nuovo, che verranno fuori col tempo e magari troveranno spazio qui.
Ovviamente ci sono milioni di differenze tra Milano e Modena e tra le abitudini lavorative e di vita dei suoi abitanti, ma vivendo appena fuori dal centro non ho ancora potuto apprezzarle in maniera significativa.
Per adesso potrei parlare principalmente di cibo: quando il mio capo mi ha detto che al mattino accompagnano il cappuccino con lo gnocco fritto non ci credevo, e sto ancora cercando di capire da dove saltino fuori tutti questi salumi.

Mi rendo conto che manca una vera e propria conclusione, per questa volta la facciamo rientrare nell’atipicità di cui parlavo all’inizio.

gocco-fritto

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Una risposta a Sesso droga e gnocco fritto (cronache dei giorni sconosciuti)

  1. Miss E. ha detto:

    A me è piaciuto molto lo gnocco fritto, anche se non sapevo di questa abitudine di mangiarlo anche a colazione ahaha strana davvero.
    Ti auguro il meglio per il nuovo lavoro 😉

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