La doppia vita e i puzzle circolari

Da un po’ più di un anno inizio a scrivere lamentandomi di come non riesca più a trovare il tempo per scrivere. Possiamo dire che sia diventato il mio incipit, essendo sempre la prima frase che mi viene in mente quando apro un file di word che non sia di lavoro.
Mi sono reso conto, però, che da quando le mie giornate hanno cominciato a scorrere davanti al pc, ritagliarsi un po’ di tempo per fare un’istantanea degli ultimi eventi è diventato molto più difficile, soprattutto se lo strumento di evasione è lo stesso con cui mi guadagno il pane.
Non escludo che scrivere questo genere di cose da un altro pc potrebbe essere un ottimo espediente scenico, una soluzione (che tra le altre cose sto provando proprio adesso); ma principalmente scrivo questo per dire che me ne sono fatto una ragione -ho capito- e pertanto questa è probabilmente l’ultima volta che inizio un post così.

Oggi ho intenzione di riprendere uno schema sul quale si basavano i miei post autobiografici, soprattutto quando ho iniziato a raccontarmi qui e in posti simili: elencherò una serie di eventi più o meno recenti nei quali io vedo un filo conduttore che dovrebbe permettermi di chiudere una specie di cerchio più o meno esplicito.
Prima che la consulenza bacasse completamente strutturasse la mia forma mentis sintetizzando questi elenchi in un’ossessione per i bullet, scrivevo quasi sempre così. Oggi probabilmente sarà una via di mezzo.

Da qualche mese, lo avevo già accennato, sto lavorando in trasferta a Modena. La novità è che con l’anno nuovo mi hanno messo a disposizione un appartamento in un residence e che quindi il mio pendolarismo è diventato logi(sti)camente più stabile, passate le prime due settimane molto simili a un trasloco a puntate.
Adesso parlo di casa a Milano e casa a Modena come se fossi figlio di divorziati e ovviamente, per quanto ci possa stare attento, quando mi sposto c’è sempre qualcosa che è rimasto nell’altra casa. È il momento storico perfetto per sviluppare una seconda personalità (ma questo lo dico solo perché sono rimasto molto colpito da Split al cinema).
Sono alla quarta città negli ultimi quattro anni, non è affatto una lamentela: chi mi conosce un minimo sa che probabilmente se avessi potuto cambiare qualcosa ne avrei aggiunta qualcuna in più o ne avrei messe un paio all’estero. Considero inoltre l’esperienza modenese come una parentesi di quella milanese, non credo che ci sarà una rubrica apposita, e poi conosco Milano ancora così poco!
Un altro degli aspetti positivi della riscoperta del pendolarismo è che mi hanno messo a disposizione una macchina. Per la prima volta da quando ho lasciato la Sicilia guido regolarmente e posso dire che mi era mancato parecchio. Quando si guida il cervello è concentrato su diversi fattori e tutti gli altri pensieri vanno in background, o forse è il contrario, o forse ancora c’è quel misto di concentrazione e distrazione che oltre a rilassarmi a volte mi fa vedere meglio le cose. E poi la macchina è un posto dove puoi tenere la musica a palla senza disturbare nessuno o danneggiare seriamente i timpani, ecco che cosa mi era mancato.

Uno degli eventi degni di nota è che ho danneggiato seriamente il mio HD esterno.
Oltre alle case, nell’ultimo periodo ho cambiato anche diversi PC (ed è una cosa davvero molto meno opulenta di quanto possa sembrare), pertanto avevo diversi backup che prima o poi avrei fuso. Prima o poi, appunto: in questo momento (magari non a quest’ora) un team di esperti sta cercando di salvare i miei dati. Parliamo di tutta la mia memoria multimediale da quando uso un pc, alias quasi 15 anni.
Sarebbe una bella tabula rasa perdere tutto fino a due mesi fa e più che preoccuparmi, dato che sto mantenendo un atteggiamento molto pragmatico che potrei avere con la morte (qualcosa come “se muore, amen”), questa storia mi ha fatto pensare a quanto in generale si realizzi a posteriori la cura e l’attenzione che bisognerebbe dedicare alle cose. Si tratta di un concetto esageratamente trito, “non sai quanto ci tieni a una persona fino a che non la perdi” e altre fabiovolate simili, ma quello che voglio dire è che a volte basta un po’ di immaginazione e non è necessario il metodo empirico per capire come si starebbe/succederebbe senza qualcosa, nel mio caso specifico ma anche in generale. E mentre scrivo mi rendo conto che se avessi procrastinato un po’ meno la fusione degli n back up che ho fatto in questi anni, forse avrei smesso da un pezzo di girare con un HD esterno ed esporlo a danni e perdite di dati (anche qui si può applicare lo stesso ragionamento di prima, fabiovolate e tutto). Ma la procrastinazione è un vizio e come tale non lo si estirpa dall’oggi al domani.

L’ultimo argomento di queste righe riguarda una serie di eventi che si è conclusa all’inizio della settimana scorsa, credo.
Ho visto Arrival, un film di fantascienza fatto bene  che se avessi avuto una storia personale diversa probabilmente mi avrebbe colpito molto meno, e invece non ricordo quando è stata l’ultima volta che sono uscito così sconvolto da un cinema.
Sono assolutamente certo che vedere questo film in questo determinato periodo storico abbia causato una detonazione, anche se ancora non si è manifestato nessun effetto tangibile. Ho come avuto l’impressione che alcune tessere si siano messe a posto dopo anni o scombinate per sempre, ma io sono molto lento a metabolizzare questo genere di eventi per cui adesso posso solo limitarmi a descrivere l’innesco di questa bomba, ahimè con un elenco puntato (e ahimè con qualche spoiler, quindi se si volesse vedere il film questo è il posto sbagliato):

  • La protagonista del film è una linguista che in qualche modo riesce a codificare il linguaggio “scritto” degli alieni. Io non sono un linguista e non ho particolare bisogno di sapere se siamo soli o meno nell’universo, il punto è che per tutto il film si parla delle lingue straniere esattamente nel modo in cui le vedo io
  • Salta fuori (lo ripeto SPOILER) che gli alieni non percepiscono il tempo come noi, e che per loro è un concetto circolare non lineare. Questo ha delle ripercussioni importanti sulla trama e consente al film di guadagnare tantissimi punti, perché vado matto per questo genere di storie in cui la manipolazione del tempo non è un semplice uso di flashback o flashforward ma è proprio nella trama stessa (forse potrei spiegarmi meglio con uno dei miei libri preferiti che si intitola tre volte all’alba)
  • Aggiungiamo che il tempo non esiste è uno dei miei concetti preferiti, è qualcosa che ho scritto non so quante volte qui e che mi fa apprezzare qualsiasi forma d’espressione che riesca a metterlo giù in maniera convincente
  • E infine non più di una settimana prima del film mi è stata rinfrescata la teoria dell’eterno ritorno di Nietzsche, si parlava del fatto che un evento passato continua ad accadere e che ciò può non essere piacevole

C’è qualcosa che devo capire da questa serie di eventi, ma per adesso vedo soltanto il filo che li lega. Ho provato a riordinare un po’, come succede sempre quando non tengo certe cose per me e mi espongo a un sonoro sticazzi, perché sono sicuro che porteranno a un ceffone forte sulla fronte, seguito da un mio Ecco!

heptapods

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Una risposta a La doppia vita e i puzzle circolari

  1. chiaraya ha detto:

    Arrival è un film stupendo e condivido ciò che hai scritto !!

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