Cose più strane

È il classico esempio di quando vieni colpito da qualcosa e vuoi esprimere un concetto non più lungo di un tweet o un post su facebook. Poi da bravo consulente butti giù due bullet point e alla fine la cosa ti sfugge completamente di mano, colonizzandoti come un virus (spoiler), e ti ritrovi a scrivere due se non tre pagine di Word partendo da una nota che si intitola due cose in croce su Stranger things.

È anche curioso tornare qui dopo mesi e mesi di silenzio, come se da Giugno a oggi non fosse successo niente di più interessante di un abbonamento a Netflix, ma a mia discolpa posso dire che questa è la terza volta che comincio a scrivere e che probabilmente presto troverò il tempo per recuperare gli arretrati. I prossimi post potranno sembrare un po’ anacronistici, ma facciamo finta che siano dei flashback, fingiamo che si tratti di una raffinata e studiatissima scelta narrativa ed evitiamo spiegazioni che davvero non saprei dare.

Dicevo, recentemente ho deciso di smettere di bestemmiare appresso al tipo che era veramente euforico per il nuovo modo di fare soldi senza lavorare, o appresso alla voce metallica che mi incitava a fare clic su aggiungi estensione per chiudere questa pagina e ho deciso di fare il grande passo aprendo un account Netflix.
Il motivo è semplice: non potevo permettermi di arrivare già emotivamente devastato da una lotta furiosa contro i banner pubblicitari prima ogni puntata di Bojack Horseman, che già è abbastanza devastante di suo. Volevo prendere il mio tempo, tornare indietro per risentire i dialoghi senza chiudere pubblicità varie e continuare a pugnalarmi a morte in santa pace con le avventure del cavallo che back to the 90’s era la star di una serie tv davvero famosa.
Il problema di Netflix è che è pensato per farti abbuffare. Il fatto che quando partono i titoli di coda ci sia un countdown in basso a destra per il prossimo episodio, invece che la prospettiva di 2-15 minuti di ricerche tra siti pirata e banner, è la versione adulta del voglio un’altra caramella, e un’altra e un’altra ancora fino a che qualche adulto non ti strappa il pacchetto di mano per evitare il coma glicemico.
E così, anche per distrarmi e non guardare più negli anfratti bui che Bojack può farmi vedere, ho fatto prima un giretto nei dintorni di Calì con la terza stagione di Narcos e poi nei sobborghi romani per guardare Subburra.

Come sono finito a guardare Stranger Things? Non ne ho idea, probabilmente sono passato nel momento giusto dalla fermata Centrale della metro milanese, vera e propria colonia di Netflix Italia (ai tempi del lancio di Narcos 3 c’erano tante e tali statistiche sul narcotraffico da sembrare di essere finiti in una campagna a favore della droga: cazzo scrivi a Milano di quanti soldi fattura il cartello tal dei tali nel tempo necessario a salire le scale verso il Duomo? Che colpo basso, qui il fatturato è una cosa seria!) e ad un certo punto ero in bicicletta per le strade dell’ Indiana.

Sto divagando, me ne rendo conto, volevo solo dare un po’ di contesto prima di introdurre i seguenti punti, le cinque cose in croce su Stranger things :

1
Uno dei protagonisti, evidente cosplay di Edward mani di forbici da bambino, è in realtà la reincarnazione del sindaco Adam West. Ben tornato Adam, sapevo che non ci avresti abbandonato
adam-west-family-guy.jpg

adam west junior

2
Ma questi bambini che vanno in giro in bicicletta, di notte, in campagna, qualcuno me li spiega?
Ok, la serie è ambientata negli anni 80, lo abbiamo capito. Faccio solo tantissima fatica a immaginare le madri del 2017 (ormai qualcuna è anche coetanea mia se non più giovane) che lasciano i propri figli in giro di notte con la bici. Che poi guardando la serie direi che ho pure ragione.

3
Sempre parlando di bambini sulle biciclette e delle loro avventure… Stranger things ti porta i ricordi vaghi di un milione di film, come se fosse un eco continuo: E.T, i Goonies… persino Gli intoccabili (non il film di Brian de Palma ma quello italiano). La sensazione è che se avessi avuto cinque anni di più le citazioni e la nostalgia mi avrebbero fatto amare ancora di più questa serie.
I fratelli Duffer, gli autori, hanno appena due anni più di me, quindi l’atmosfera che stanno citando con tanta perizia e nostalgia è l’infanzia di quelli che per me erano i bimbi grandi prima e i ragazzini poi quando io ero un po’ più grande, ecco cos’era quell’eco.
Comunque c’è una citazione che mi è particolarmente piaciuta, ma non so se è voluta, quando 11 connette due dimensioni, più o meno come Frank-N-Furter in questa immagine:
Don’t dream it..

RockyHorror79

..Be It
the bath.jpg

ok ok è dei ’70, ma mi pare che la mania vera e propria negli States sia scoppiata proprio nel decennio successivo.

4
È una serie con dei mostri. No, non solo quelli della trama. Voglio dire: a quell’età per recitare così devi essere per forza un mostro.

5 – Lode all’eroe spalla.
Da Samvise Gamgee, fondamentale aiutante della compagnia dell’Anello, a Samuel Tarly che muto muto è portavoce di tutte le ultime svolte della trama di Game of Thrones: il mondo ha bisogno di spalle degne.
E se in questa serie, almeno nella prima stagione, i protagonisti principali sono 11 e Adam West Mike, alla fine il personaggio decisivo in queste comitive è sempre quello che sembra più marginale. In questo caso è la volta di ‘mbare Toothless.
Io l’avrei chiamato Sam, ma anche Dustin va bene, considerato che Sean Astin (probabilmente più per il ruolo in Goonies che per la parte di Samvise) è un personaggio importante della seconda stagione.
Secondo me una storia e una storia fatta bene si distinguono dalla cura e dallo spessore dei personaggi secondari, per fortuna i Duffer Brothers (soprattutto nella seconda stagione) sembrano essere dello stesso avviso.

 

 

 

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